— Perchè? — fece Cecco.

— Perchè, caro mio, quello nun è omo da stasse fermo: se nun è caccia permessa, è caccia de frodo! Intanto che aspetta la sua, ho paura che s'ingegni con le donne dell'altri!...

— Quello se capisce! — interruppe Cecco.

[pg!177] — Già, — disse Gigione, — ma almeno se le andasse a cercare un po' distante di qui.

— Che? ci ha niente niente, quarche giretto qui vicino? — dimandò Cecco ridendo.

— State zitto! — fece Gigione dondolando il capo pensieroso. — Non ho potuto saper dove preciso, ma ci giurerei che non è a cento metri di qui! Avete a sapere che alle nove ha salutato Rina quel birbaccione, perchè, dice, che andava su al paese; e invece un'ora fa, — e chinò il capo tra il principe e Cecco, sussurrando le parole in mezzo ai folti baffi, — un'ora fa l'ho visto io, qua sull'angolo, sotto il lampione; che se lo sapesse la povera Rina mia, je verrebbe chi sa che male!

— Nun avete provato a mette 'l zippolo a quella botte de veleno là? — disse Cecco accennando con disprezzo all'accattone che russava più forte di prima. — Quello sa li fatti de tutti, garantito.

— Ho provato, nun parla.

— Dateje un paro de pugni bboni, come feci io, 'na vorta!...

— Ma io lo so.... l'ho indovinato perchè non parla quel «Testaccia di morto», — ribattè il genzanese soffocando sempre più il suo vocione, — perchè quelle tre fojette là son pagate da lui, da Pippo....! ce giocherei la testa [pg!178] che son pagate da Pippo.... perchè je tenga mano.