Cecco, vedendo quel giovane stanco piegarsi lentamente verso il tavolino, provò per lui un vero senso di protezione paterna, e pensò: «Guarda come s'addormenta bene al canto! Mica è un omo, questo! è un bambino: je ce vorrebbe la mamma che l'addormentassi così tutte le sere!»
Ma quando Cecco si vide solo in mezzo a quella gente che pareva tutta morta, ebbe paura di qualche cosa. Volle ridere: ma poi ci ripensò e capì che era inutile. Che serviva ridere ora che quella sporca bestia, quel «Testaccia di morto» [pg!184] gli aveva cacciato i suoi denti da cane nel cuore?
A un tratto si trovò nella destra un bísturi.
Come? Quando l'aveva cavato dal suo astuccio senza avvedersene?... Se lo nascose presto nella tasca della giacca.
S'alzò pian piano, andò a guardare dai vetri dell'uscio, poi l'aprì: stette a contemplare la sua casetta lì di faccia, che sembrava un giocattolo dimenticato da un bambino sotto una pioggia di stelle.
«Che ce vado a fa'?!» disse forte Cecco riscrollando le spalle. Ma non si mosse dalla soglia dell'uscio.
E come si mosse, fu per traversar la strada: «Servirà pe' ffaje una sorpresa.... pe' daje un bacio che nun se l'aspetta!...»
Intanto il principe sognava. Sognava una gran casa sulla piazza d'un paese, tutta imbiancata di fresco di dentro e di fuori, piena di prosciutti, di farina, di panni lavati, di galline, di bambini ridenti, dov'egli era padrone, e Rina era sua moglie. Gli pareva di ritornare allora allora dalla caccia e di scaraventare il carniere in mezzo alla cucina per abbracciar presto la sua bella massaia. E gli pareva di durare un gran pezzo a tempestarla di baci sul viso rosso infuocato, finchè, alzando la testa, [pg!185] vedeva sul muro, appeso, tra i prosciutti, un ritratto antico, dall'abito uguale a quello di un suo antenato, ma con la faccia di Cecco tale e quale, che rideva e gli diceva movendosi: «Vedi, vedi che la vita è allegra? Vedi che avevo ragione io?!» Allora aveva incominciato a ridere anche lui, ma di cuore, come non si ricordava di aver mai riso in tempo di sua vita; e ridendo giù a scroscio, guardava Cecco e gli ripeteva a perdifiato: «Grazie Cecco! Grazie Cecco! Grazie Cecco!...» e il suo riso cresceva ancora, e lì appesa la faccia di Cecco gli continuava a dire: «Vedi? Vedi che la vita è allegra? Vedi che avevo ragione io!?...»
Ma Cecco, il vero Cecco, a quell'ora, allagava la sua casa di sangue.
E la povera Rina cantava ancora!