«Veramente — riattaccò poi a pensare — in mezzo a tante rose, la spina c'era. Quel povero [pg!190] ragazzo.... il sangue mio.... là sull'Isonzo, proprio dove se le dànno più grosse! Che me ne sarei fatto di tutti questi bei denari, se il mio Ginetto.... Ba! ba! ba! non ci pensiamo nemmeno, se no, addio digestione. Al diavolo i neri pensieri, che anche questa è già per metà accomodata. Il ragazzo ha saputo ammalarsi a tempo. Adesso tocca a me a far l'altra metà. La più difficile! Ma, non sono il cavalier Allegoria, se io non mi riporto a casa il mio Ginetto riformato!»
Gettò nel portacenere il primo Avana, accese il secondo, e sorprendendosi in una magnifica posa da banchiere, rientrò trionfalmente nel primo tema della sua muta sinfonia.
«Sissignori! il salto è stato bello: da duemila e tre, a capitalista!... Eppure è così. Chi m'invidia crepi pure; ma non c'è rimedio. Bisogna vedermi viaggiare in prima, vestito come un mylord, con un sigaro in bocca che sembra una salciccia, proprio come un vecchio re della finanza.... Vecchio.... del mestiere, intendiamoci; non di età, perchè mi sento, per quello Iddio, certi fumetti per il capo, questa sera.... peggio che a vent'anni!... A proposito; guarda questi magnifici cuscini se non par che dicano: Cherchez la femme!... E perchè no?... A che cosa [pg!191] serve viaggiare in prima e di notte, se non si cerca un po' di avventura?...»
Una soffiatina alla cenere della manica, un biscottino a quella del ginocchio, un'altra amorevole occhiata allo specchietto, un po' di essenza di violetta alla punta dei baffi, una pastiglia di menta in bocca, un buon colpo alle reni per star più dritto, e il rotondo cavaliere infilò brillantemente il corridoio.
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Non era passata mezz'ora, che, schizzando fuori, tutto rosso e scomposto, da uno scompartimento di seconda: — Che tempi! — gridava. — Non si può più offrire i propri servigi ad una signora che si buscano dei mezzi ceffoni, con tanto di minaccia di tirare il campanello d'allarme! È una bella porcheria!... Dopo tutto, ero io che mi degnavo di viaggiare in seconda per farle compagnia!...
Così, brontolando e soffiando, sballottato goffamente un po' di qua un po' di là, andava, andava pieno di dispetto, di carrozza in carrozza.
Ma non dimenticava la sua brava sbirciatina ad ogni scompartimento, e via via strideva:
— Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati: soldati, caporali, sottufficiali e ufficiali.... ma non ci son dunque più donne in Italia?
[pg!192] Senza avvedersene, trasportato dal suo bollore, era passato in una carozza di terza.