Ad un tratto, gettò un vero e proprio urlo.
La sua faccia diventò bianca come una rapa, poi ritornò il doppio più rossa di prima: le gambe furono in forse su quel che dovesser fare; ma finalmente rigirarono il loro rotondo padrone e lo riportarono pari pari, in gran fretta, al suo solitario scompartimento di prima.
Che mai aveva veduto di così spaventoso il nostro cavaliere?
Aveva veduto suo padre.
Sì. Purtroppo, data la solidità del suo sistema nervoso, impossibile sperare in una allucinazione! In fondo a quel corridoio di terza, a pochi metri da lui, dritto davanti a un finestrino aperto, sfidando col petto quadrato la stellata tramontana, fierissimamente puntellato alle sue stampelle, c'era suo padre.
Dove poteva mai andare quel vecchio invalido che da dieci anni almeno non saliva in un treno, e che neanche per il terremoto del '95 aveva voluto passar la notte fuori di casa? E poi (ad onta di quel mezzo accidente che gli era preso), non aveva il nostro cavaliere benissimo veduto la barba paterna accuratamente rasa, e nella bocca paterna una certa famosa pipa di schiuma, e sotto la giacca paterna tanto [pg!193] di camicia rossa? E potevano forse mancare appuntate a quella camicia le relative undici medaglie? Altissima tenuta, dunque; compiuto assetto da gran cerimonia!
Non v'era dubbio possibile. Padre e nonno avevano la stessa meta: il loro Ginetto ammalato.
Appena rimesso a posto il sangue, il cavalier Allegoria recapitolò la sua posizione, napoleonicamente, con due parole:
«Siamo fritti.»
«Però, — soggiunse dopo cinque minuti di abbattimento, — possediamo ancora due superiorità sul nemico. Prima: lo abbiamo individuato senza scoprirci. Seconda: disponendo di mezzi fisici e finanziari superiori, potremo precederlo e difficoltargli l'azione.»