— Io sono il cavalier Allegoria, padre del sottotenente....
— Rallegramenti. Secondo piano, camera 22, salga pure, — interruppe il soldato.
— Va benissimo.... — continuò il cavaliere cercando di infilare il foglio da cinque nella destra del soldato, — ma siccome la buona regola insegna a incominciare sempre dal farsi amico il portiere.... e avrò veramente bisogno di voi per certe informazioni....
— Che cos'è questa roba? — disse il soldato sentendo quel solletico dentro la mano, e siccome era un po' miope, portò il foglietto così vicino al naso che parve lo volesse annusare.
— Ah! cinque lire?
— Beverete alla mia salute....
— Questo poi no! signor cavaliere! — rispose semplicemente il soldato, — non è tempo di bere, questo. Adesso glie lo faccio vedere io che cosa deve farne dei quattrini, se ne ha troppi! Guardi: lei mette queste cinque lire, io ci metto due soldi, più non posso, capirà, ero spazzino, e ho cinque figlioli piccoli.... facciamo [pg!196] un bell'involtino, così, e lo ficchiamo qua dentro. Ecco fatto. Va bene?
Il cavaliere, guardando a occhi sbarrati le sue cinque lire precipitare con i due soldi del soldato dentro una cassetta bianca su cui splendeva una croce rossa, non potè fare a meno di esclamare:
— Che tempi!
— Gran tempi! — esclamò il soldato.