— Già. Precisamente! — si affrettò a confermare il cavaliere. — Vorrei però un piccolo piacere da voi.
— Se posso, volentieri.
— È semplicissimo: tra un'oretta circa, arriverà qui un veterano garibaldino con una gamba sola e chiederà anche lui del sottotenente Allegoria. Bisognerebbe farlo aspettare qui e venirmi ad avvisare perchè non desidererei incontrarlo.
— Vada pure.
— Grazie tante! — fece il cavaliere; e infilò in fretta le scale lasciando nell'aria pregna di acri odori d'etere e di iodoformio, una larga scia di violetta.
Al primo pianerottolo si arrese all'invito di un gigantesco specchio. Si fermò. Si rigirò da destra e da sinistra. Che meraviglia! Il suo Ginetto sarebbe restato allibito vedendolo, e si [pg!197] sarebbe finalmente formato un giusto concetto del valore del suo papà.
«Ma insomma — direte voi — lo scopo del cavaliere era quello di vedere il figlio o quello di farsi vedere dal figlio?»
«Che colpa ne ho io — vi risponderò — se era più questo che quello?»
Del resto, il cavalier Allegoria era logico.
Possedeva un cervello capace di ridurgli qualunque cosa, per grande che fosse, alla sua statura: metri 1.52! Perchè non servirsene anche di fronte a questa immane guerra europea che spaventava tutti? Ed eccovela ridotta alle proporzioni di una nana rumorosissima.... ma quasi innocua per chi sa scansarsi a tempo.