— Io rabbuiato? ma ti pare, papà? — balbettava il giovane.
— Scommetto che non avevi riconosciuto il tuo vecchio papà, in questa superba mise! — gridò a un tratto il cavaliere, tutto felice di avere col suo pronto ingegno spiegato il segreto di quella impacciata accoglienza. — Scommetto che alla prima occhiata hai pensato: «Chi può essere questo mylord che mi viene a trovare?»
— Già.... già.... proprio così! — esclamò il giovane sorridendo amabilmente alla scusa offertagli. — Già, non t'avevo riconosciuto.... Non t'aspettavo proprio, capisci.... t'avevo tanto raccomandato di non venire.... di non fare questo viaggio così lungo.... per così poco....
— Puff! Lungo, questo viaggio?... in prima classe?... Tutto un sonno! non me ne son nemmeno accorto!
— Ma la spesa....
— Scioccherello! Non sai che tuo padre è [pg!200] diventato un capitalista?... Eppure nelle mie lettere ti devo aver accennato....
— Ma sì.... ma sì....
— E dunque?... Altro che spesa di viaggio, mio caro! Son venuto armato di buoni fogliettoni da mille.... e disposto a farli scivolare dove sarà il caso.... — soggiunse abbassando il tono della voce e strizzando l'occhio.
— Che cosa vuoi dire? — chiese con gran vivacità il giovane fissando il padre e facendosi scarlatto fin tra i capelli.
— Per quello Iddio! hai ragione! — mormorò il cavaliere — in questa razza di ambienti le mura hanno orecchie!... Ma che cos'hai?.... Perchè diventi così rosso?... Come?... «E la verg....»? Che diavolo dici? La vergogna? La vergogna di che?... Perchè ti mordi così forte le labbra?... Bah! io non ci capisco niente, parola d'onore! — E, così dicendo, si girò sul tacco e fece una passeggiatina per la camera.