— Che sole! Che clima! — disse affacciandosi alla finestra. — Una villetta in Riviera.... non sarebbe mica una cattiva idea! Eh! Eh! che ne dici?... Sei un po' pallido, ora. Troppo pallido, per quello Iddio! — esclamò ritornando verso il letto del figlio. — Che vuol dire? hai qualche doloretto, forse?... A proposito! non ti ho nemmeno chiesto quale sia precisamente [pg!201] la tua malattia. Nella tua lettera ti sei dimenticato di dirmelo....

— Oh! niente.... niente.... un po' di reumatismo.... — brontolò il giovane.

— Reumatismo! Ma bravo Ginetto! — sussurrò il cavaliere. — Malattia che si presta benissimo a un po' di gioco di bussolotti. Mi sono approfondito in materia. Siamo a cavallo, caro mio! Ti riporto a casa, quant'è vero ch'io son dritto qua!... Vedrai, Ginetto, che studiolo chic metteremo su; e ti porterò i miei affari che son meglio dei tuoi, e faremo quattrini a palate, e marcerai anche tu con stivaletti da trentotto lire come questi e vestiti da centocinquanta come questo.... Pensa che effettone! quando ritornerai tra le signorine del tuo Tennis. Son tutte in attesa d'un reduce: il primo che arriva, se lo mangiano! T'invidio un pochetto, sai: ma, come si fa? Sono o non sono il tuo vecchio papà?... Qua un bell'abbraccio!

— Non posso muovermi, bada! — si affrettò a gridare il giovane.

— Per quello Iddio! Anche le braccia reumatizzate? Vero reumatismo articolare diffuso!... Ma allora andiamo a gonfie vele! Non muoverti: ti darò io un bel bacione!... Dopo di che, smetteremo di dir sciocchezze e parleremo un po' di cose serie.

[pg!202] — Sarebbe ora, — disse secco il giovane.

— Come sarebbe a dire? — chiese il cavaliere increstandosi.

— Ma, che so io? — fece il giovane seccato: poi soggiunse inzuccherando un po' il tono: — Veramente, papà, non mi so proprio spiegare perchè mi siano uscite di bocca quelle parole.

— Non ti sai spiegare? — esclamò il cavaliere, come illuminato da un lampo di genio. — Ebbene, te lo spiego io. Tu sei affetto da choc nervoso. Lo avevo sospettato fin dal principio della nostra conversazione: ora ne ho la riprova inconfutabile. Vengano a negarmelo se possono. Choc nervoso! Choc nervoso! per quello Iddio! Faremo resultare anche questo, non aver paura, Ginetto mio! Metteremo in bella luce anche questo!... e vinceremo! vinceremo noi!...

Senza affatto considerare la strana figura che faceva fare a quella parola «vinceremo» usandola in quel senso e parlando a un soldato, il nostro ineffabile cavaliere inarcò le bionde sopracciglia, sbuffò e soggiunse: