All'annunzio della partenza di miss Mary Rudge comunicatogli dal portinaio dell'Albergo dei Bagni, il giovane aveva avuto un momento di profondo sconforto: evidentemente non se l'aspettava. Ma poi pareva essersi adattato all'idea di inseguire la sua amata intorno a questa miserabile palla che si fa chiamare pomposamente Mondo, ma che di fronte al denaro si rimpicciolisce ossequiosamente come un uomo qualunque.

Consultò un orario: alle sei del pomeriggio sarebbe partito per Brindisi col direttissimo. Si fece sul portone dell'albergo, incerto e contrariato, guardando meccanicamente per tre o [pg!39] quattro volte l'orologio. Scelsi quel momento per abbordarlo, e poichè egli se ne mostrò lieto, ci allontanammo, avviando, non senza fatica, una specie di dialogo in inglese.

Sembrava che egli trattenesse continuamente con sforzo qualche frase che gli salisse alle labbra: io credevo di indovinare che egli avrebbe voluto che parlassimo di lei. Quanto a me, potete bene immaginare con quanto piacere gli avrei finalmente domandato: «Mi volete dire per quale ragione voi simpatico, sano, ricco, vi siete innamorato di un fenomeno vivente come quello?!» ma intanto ci scambiavamo delle stupidissime domande rese sopportabili soltanto dalla reciproca attesa di dirsi qualche cosa di molto interessante.

Dove la spiaggia voltava a levante, apparve la gran casa dell'elefante. L'occasione era propizia.

— Vedete quel casotto? Là abitava giorno e notte miss Rudge!

Gli occhi del giovane brillarono finalmente di vera giovinezza. Fu tale la piena del suo sentimento che non potè pronunziare più parole di queste: «Davvero?! oh!!». Ma il suo viso fissava, tutt'occhi, quel casotto abbandonato, e si vedeva che conteneva il pianto.

— .... Menava una vita solitaria quasi [pg!40] selvaggia — continuai io — .... con la sua piccola negra, col suo terribile bulldog.... camminava moltissimo, remava.... nella mattinata: il giorno leggeva seduta là in quel recinto fiorito.... e poi a sera cantava accompagnandosi sul pianoforte.

— Beato voi che avete sentito ciò! — non potè fare a meno di esclamare il giovine.

C'era in questa frase inaspettata tanto di sacro che non risi quasi nemmeno internamente.

Mentre io dicevo ancora qualche altra cosa di lei, sempre ansioso di scoprire il filo di Arianna di quell'enigmatico amore, egli stesso strappando con forza i suoi occhi turchini ad una incantata visione, uscì a dire: