Dopo cena i marinai si ripuliscono un poco, si mettono i loro abiti scuri, e coi berretti in mano, vengono a chiedere dei piccoli acconti di paga per andare a spenderli in terra. Il capitano con un sacchetto di monete alla mano dà, secondo i desiderî e il possibile, e segna col lapis le cifre sopra un piccolo registro lungo e stretto, nuovo nuovo. Ultimo viene Baciccia.
— Quanto?
[pg!59] — Çinque liie, baccan.
— Çinque liie!!? — gridò ridendo il capitano: — Feè attensiun! cun tütti sti dinèe in ta stacca!
— Lo fa pelchè la paga ce la vól lascia' a noi, pel mancia! — fece il nostromo, con animo incerto, tra lo scherno e l'invidia: — Domani è 'n signore lui!
Alludeva al ritrovamento del padre, che per sessantotto giorni di navigazione era stato l'argomento preferito delle chiacchiere di bordo.
— No ghe vadu, stasséia, — disse Baciccia scrollando le spalle — no ghe n'ho voeggia!
— Badate a quel che fate! — disse il capitano serio serio: — dopo quindici giorni di libeccio, proprio stamattina a sei ore si mette scirocco! per lasciarci entrare oggi, dunque! Il giorno della Befana! E volete un segno più bello di questo?! Non c'è dubbio! questa è la Befana che vi vuol bene, e ha preparato tutto in modo e maniera....
— La Befana! — disse senza ridere Baciccia. — Non m'ha mai portato niente a me, nemmeno quand'ero bambino....
— Tanto meglio! — tonò il capitano. — La vi porterà tutto in una volta.