— Roba vecchia. Pur troppo! La roba nuova è tutta da piangere.
E c'è passata molt'acqua su queste mie ragazzate, e torba assai! Ho paura di non mi ricordare. Racconterò a salti e a capriole. Ma insomma, la storia è così terribile che rabbrividirete lo stesso.
Zita era magra, ma senz'ossa: una grande capigliatura d'oro che le pesava sul collo; un paio d'occhi verdi verdi e grandi grandi.... Ce n'era d'avanzo per i miei diciott'anni.
A proposito degli occhi, vi dirò che mi servirono per farle un delizioso madrigale appena, dopo il primo scontro un po' rude, il signor Pigia-pigia ci permise di passare.... dai fatti alle parole.
— Avete degli occhi magnifici! — le dissi.
[pg!67] — Occhi di Sfinge, occhi fatali! — fece lei con un'aria tra ironica e impenetrabile.
— No! — esclamai io con profonda convinzione. — Ma che Sfinge d'Egitto? Domandate al primo ferroviere che vi capita che cosa vuol dire occhio verde: Via libera!
Se i posteri vorranno valersi di questo esempio per dimostrare che io non sono mai stato poeta, facciano pure.
Ammesso però che lo scopo dei madrigali non sia di piacere ai posteri, ma di far breccia nel cuor della donna desiderata, quel mio madrigale vale almeno quattro canzonieri a scelta vostra tra gli infiniti che la nostra amorosissima letteratura vanta e vanterà sempre mai.
La breccia fu anzi così fulminea, così travolgente, così larga, che questa storia non meriterebbe la pena d'esser raccontata.... se il diavolo non ci avesse messo la coda.