Fräulein Zita non era sola.

Mi presentò infatti un complesso di molta carne e di molte ossa mal assestate, una specie di abbozzo vivo, al quale non diedi lì per lì nessunissima importanza.

— Mia sorella maggiore.

— Tanto piacere. — E continuai ad esercitare la mia pressione sulla sorella minore.

Ma, ahimè! passò ben poco tempo che io [pg!68] dovetti persuadermi della assoluta impossibilità di fare come se quello strano animale non esistesse.

Nè crediate che, nella sua doppia qualità di sorella maggiore di età e di peso, intervenisse per temperare i nascenti perigliosi fremiti d'amore nel cuoricino di Zita, o per imbrigliare un po' i miei balzani diciott'anni. Mai più!

Lo strano animale mi studiava, semplicemente.

Ma mi studiava come san studiare due occhi tedeschi muniti d'occhiali. Vi giuro che se mi avessero preso e messo in cima al Carro, al posto della girandola, con l'obbligo di far all'amore lassù, gli sguardi di quelle diecimila persone mi avrebber dato meno impaccio che non quel solo paio di occhiali di Lipsia.

E meno male se si fosse accontentata di guardare dal suo posto come uno spettatore di teatro che voglia spender bene i suoi quattrini.

Ma che! I suoi propositi erano ben altrimenti seri e scientifici. Non una sola mia paroletta breve, non un solo trascorrer rapido di dita, non un solo commosso avanzar di piede doveva a nessun costo sfuggirle: nulla. Assolutamente nulla.