Figuratevi un po' voi che daffare!

[pg!69] Per esempio, per lo studio dei piedi e delle mani, ogni due minuti almeno era costretta a farsi cadere in terra qualche cosa. Súbito io ne approfittavo per sussurrare ebbre roventi parole alle pallide orecchie di Zita, vere adorabili conchigliette!... Ma quasi altrettanto súbito quella specie di enorme rospo, acculato tra le nostre gambe, balzava su contro il mio naso.

Qualche volta però non arrivava in tempo a capire i miei sospiri d'amore. In questi casi, si comportava nel seguente modo: avvicinava il suo testone alle trecce d'oro della mia Zita e aveva il coraggio veramente tedesco di chiederle che cosa le avessi detto.

Incredibile, ma vero: la mia Zita, le traduceva prontamente e fedelmente in tedesco il mio ardente francese!

Che pensare?

Spesso il grosso rospo spingeva la sua inaudita tedescaggine fino ad annotare le frasi, secondo lei, più interessanti, sopra un suo taccuino grosso come una Filotea!

Io, a questa vista, mi sentivo, dentro, l'anima ruggire come un intero serraglio in fiamme.

Ma bastava che la mia Zita girasse dolcemente il capo sul fragile collo e mi guardasse con que' suoi occhi da Sfinge.... io ci vedevo [pg!70] subito scritto Via libera, e non pensavo più ad altro.

Tuttavia, ci fu un momento in cui sentii che sarei scoppiato se non mi permettevo un piccolo sfogo; e allora, avvicinata la bocca fin quasi a baciarle l'orecchio, rantolai con una serietà impressionante:

— Io ammazzerò vostra sorella.