— Sorte ch'egli ha messo i' nnaso su i' ttenero n'i'ccascare!
— La signorina l'aspettava lo scoppio dinanzi, e la l'ha avuto di dietro!
— Ja! Ja! Ja! — faceva il sorellone.
E giù nuove risate a scroscio.
Tutto, assolutamente tutto sarebbe andato benissimo, se quel qualche cosa rosso di pelo, se quel bolide di pelo rosso, non fosse stato, oltre che acrobata e poeta, anche un carissimo amico mio.
[pg!72] Mi spiego.
Una persona qualunque, capitata giù, così, dalla facciata del Duomo, ritrovandosi senza rotture d'ossa sulla groppa di una creatura di sesso femminino, avrebbe súbito avuta la netta visione del suo dovere: far la corte a quella donna, prescindendo da qualsiasi criterio d'estetica, farle la corte ad ogni costo: per riconoscenza. Non vi pare? Io avrei eternato nei miei scritti il suo eroismo per ricompensarlo di avermi reso felice.
Ma quello, ripeto, era un amico carissimo.
Un amico carissimo non può accontentarsi di fare ciò che farebbe una persona qualunque.
E infatti, dedicati non più di cinque minuti alle facezie d'occasione, l'amico carissimo si innamorò perdutamente di Zita.