Io, che lo conoscevo da un pezzo, appena lo vidi diventar serio e buio, dissi tra me: «Ahi! l'amico punta su Zita». Improvvisai una serie di manovre per fargli capire che Zita era roba mia e guai a chi me la toccava; ma sì! quello apparteneva alla categoria degli epilettoidi in amore. E chi lo fermava più?
Di buio si fece cupo; di cupo, torvo; di torvo, truce, e ringhioso, e ispido come un gatto pestato.
Quando il Carro scoppiò, eravamo rivali.
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Ed eccoci di colpo trasportati dalla più lieta commedia, alla più fosca tragedia.
Era di maggio. Tutta Firenze odorava di rose e di donne.
La gente posata trovava che, le giornate umide, le fogne puzzavano, che certe vuotature non avrebbero dovuto chiamarsi «inodore» ecc., ecc.; ma per noi ragazzi vi giuro che Firenze odorava tutta di rose e di donne, soltanto di rose e di donne, nient'altro che di rose e di donne.
Dopo una corsa artistico-storica a Pisa, le due sorelle teutone erano ritornate a Firenze....
Cioè: adagio!