Fummo allontanati.

Ma alla stazione di Pontedera ci trovammo ancora vicini. Avevamo tutti e due riconosciuto la necessità di fermarci in un porto intermedio come fanno le navi in avaria.

Ci guardammo con profonda compassione.

L'amico, con un'aria assai più poetica che acrobatica, mi si avvicinò e mi disse:

— Del resto, se andavo a Pisa non ci andavo senza essere invitato....

[pg!77] E così dicendo mi mise sotto il naso un cartoncino cilestrino.

Mi bastò gettarvi sopra un'occhiata per scoppiare a ridere; ma a ridere! a ridere in un modo, che tutta la stazione si fermò a guardarmi. Lì per lì dovettero credere che avessi le convulsioni. Poi capirono che ridevo; e, a veder due, conciati in quel modo, tutti ammaccature e strappi, uno serio come un allocco, l'altro che si ruzzolava per tutte le panche, a quanti passavano gli s'attaccava il riso: sì che ridevano tutti come matti senza sapere il perchè.

L'amico rosso era al vertice del furore.

Ma non batteva ciglio per paura di far ridere di più.

Finalmente mi fece troppa compassione.