Ma Zita ci scrisse assai mesta e un poco indignata.... in doppia copia.

[pg!79] E noi incominciammo a fabbricare quotidiane lettere piene d'un ardore sempre più ardente, alle quali Zita rispose con quotidiano crescendo di passione.... in doppia copia.

Leggendoci ogni sera questi duplicati amorosi, io e il mio rosso amico pregustavamo il refrigerio della vendetta.

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E venne alla fine il giorno in cui, compiti scrupolosamente a Pisa i loro doveri di compaesane di Burkhardt e di Bädeker, le due brave sorelle ritornarono, come dissi, a Firenze.

Il primo incontro toccò a me; sia perchè l'amico Fico conservava una ammaccatura pochissimo estetica sul naso, e non aveva fretta di mostrarsi, sia perchè io dovevo condurle a vedere un certo maraviglioso luoghetto di campagna dove, per il buon esito dei nostri piani, desideravamo che esse andassero ad abitare.

Già nelle mie lettere avevo levato inni alla virgiliana poesia, al fatato incanto di quel luogo. Cosicchè la prima cosa che mi chiesero, appena scese dal treno, fu di condurle a veder la mia Torraccia.

Questa famosa Torraccia (tre stanzette di pietra una sull'altra) sperduta là tra gli oliveti [pg!80] di San Miniato, era stata, fino a pochi giorni prima, fienile d'un cascinale vicino; ma noi l'avevamo in fretta ripulita e ammobiliata alla meglio, fidando nel romanticismo di razza che doveva trionfare, e trionfò.

Appena la videro di fuori le due K. esclamarono estasiate:

— Ci avete trovato la casa ideale!