E dentro lo stesso: tutto bello, tutto bello! Fu deciso: salotto al pian terreno; al secondo piano camera della signorina Carlotta; al terzo piano camera di Zita.
— Sì! sì! sì! — strillò Zita. — Io su in cima tra i nidi delle rondini! Ogni alba sarò incoronata di canti!
A questo punto proprio, il ventre di Brockhaus....
Oh! scusate! M'ero dimenticato di dirvi che il sorellone si chiamava bensì Carlotta, ma le avevamo decretato il soprannome di Brockhaus perchè la trovavamo somigliantissima al celebre editore di Lipsia. Come facessimo poi a trovarla così somigliante senza sapere affatto che faccia avesse quel signore, non ve lo saprei dire: ma certo è che la trovavamo somigliantissima.
Dunque.... il ventre di Brockhaus, dicevo, osò, proprio in quel sublime istante, profanare la poesia di Zita osservando in tono minore:
[pg!81] — Come si fa a mangiare qua dentro?
Zita schizzò sdegnosissime parole alemanne; ma io, come colui che aveva pensato a tutto, condussi subito con me Brockhaus sulla non lontana via maestra, dentro una di quelle tutte linde e odorose e saporose trattoriole de' dintorni di Firenze, dove ho tanto lietamente amato e bevuto spolpando pollastri e sognando la Gloria!
Il padrone, già d'accordo, accettò súbito di fornire pranzi e cene alle nuove abitatrici della Torraccia.
Il prezzo mite, quel buon odor di salame, quella piramide di fiaschi in mezzo alla bottega fecero a Brockhaus l'identico effetto che le rondini avevano fatto a Zita.
E io dicevo dentro di me a tutte e due: «Ballate, ballate, ostrogote mie! Se sapeste che cosa bolle nella nostra pentola!»