Intanto, qualche cosa di solenne era avvenuto anche tra me e Zita...! E poi: quella rivelazione del colossale romanzo di Brockhaus, non aveva forse un'importanza di prim'ordine per spiegare tutto l'inesplicabile della condotta di Zita? La verità era chiara. La povera piccola fata dagli occhi verdi era nè più nè meno che un trastullo nelle mani della strega Brockhaus. [pg!84] Questa l'aveva spinta nel tristo doppio gioco d'amore, sperando di poter scrivere chi sa quali stupide pagine sulla classica gelosia degli italiani....

E allora? dov'era la colpa della povera Zita? Non era forse piuttosto una vittima deliziosissima degna di compianto, e specialmente di baci?...

Ma per compiangerla e baciarla sentivo proprio, in coscienza, di bastar da solo!...

Mentre ragionavo tuttavia così, il sordo dovere m'aveva condotto al muricciolo del giardino dell'amico. Che ti vedo dentro, al chiaro d'un po' di luna nata allora? Ti vedo l'amico occupato a far capriole in giro.

Per quanto acrobata fosse, quelle capriole fatte così da solo a mezzanotte, mi diedero un po' di pensiero.

— Oh! Fico! sei ammattito?

— Altro che ammattito! vien dentro.

Entro; e vedo che le capriole le faceva attorno a una specie d'ara di coccio, verniciato a marmo, imitazione «Signa»; cioè imitazione di una imitazione romana, che, secondo lui, bastava a fare del suo giardinetto di via Scialoia un luogo di delizie imperiali.

— Ma che fai?

— Fa subito quattro capriole anche tu. Bisogna render grazie agli Dei!