— Eh! ormai.... — esclamò malinconicamente la signora — .... una è monaca, l'altra è maritata.... viene qui giusto la domenica a mangiare un boccone con noi.... In casa non c'è rimasta altro che questa creatura di vent'anni.... buona sa, buona come un angelo.... e brava per la casa.... uh! non esce mai.... sempre a lavorare dalla mattina alla sera!

— E.... sposerà presto?

— Mah!... — e qui un sospiretto: — Chi lo sa? Questo fiorentino è un bel ragazzo.... ma non [pg!111] ha impiego.... Sarà un anno che lo cerca e non lo trova.... Intanto mangia qui con noi....

— Per bacco! Ma questo è un refettorio!

Qui fummo interrotti da un rumore di colluttazione e di ingiurie che veniva dalla cucina. La porta si aprì impetuosamente e apparve una graziosa figurina bionda, rabbuffata e spaventata che, senza vederci, gridò:

— Papà!

Immediatamente il grido fu ripetuto da tutti i ragazzi, che uscirono in frotta dalla stanza vicina alla mia.

— Ah! chiami papà! — gridò il bel giovinotto rincorrendo la ragazza. — Sai che paura?! To'!... te ne dò un altro! — e, prima ancora di dirlo, le aveva già allungato un ceffone sonorissimo, ed era rientrato in cucina, mentre l'inventore accorreva dal suo laboratorio.

Io avevo cacciato fuori tanto d'occhi; ma la signora con la quale conversavo me li fece rientrare subito dicendomi, senza scomporsi affatto:

— Le solite cose da innamorati.... signore mio!