— «Faccio»?! Per me, facciamo pure!... basta che un si faccia a cornate, se no un ce la posso!! — e così detto, ingoiò i due maccheroni. La signora che gli stava vicino soffocò una risata, e dandogli con la mano sulla nuca, gli susurrò un amichevole: — Vassallone! — e poi finì di rigirare l'abbacchio dentro il tegame.

— Che cosa ha detto? — gridò l'inventore laggiù dalla soglia del suo stanzone.

[pg!114] — Niente, niente.... parlava con la zia! — si affrettò a dire la fanciulla.

— Che cosa ha detto? — ripetè più forte l'inventore; ma un'ultima vigorosissima tirata della sua prole lo fece scomparire dentro l'uscio dello stanzone.

Stavo per rientrare nella mia camera, credendo che lo spettacolo fosse finito, quando suonò il campanello. Un po' per cortesia, un po' per curiosità, trovandomi a un passo dall'uscio di casa, aprii.

Feci appena in tempo a scansarmi, che la porta fu spalancata con impeto e un uomo basso e moro, coi capelli piuttosto lunghi, un gran cappellone da pittore, un fiasco di vino in mano, una salute invidiabile, entrò ballonzolando sull'aria della Bohème; Tra là laralalà.... lalà lalà lalà..... là laralalà....

Dietro lui veniva ansando, con un grosso poppante addormentato sulle braccia, una donna molto giovane, vestita modestissimamente, e così somigliante alla bionda e pallida Ninny, che subito riconobbi in lei quella tal figlia maritata di cui la signora grassa m'aveva parlato. Era il supplemento domenicale della famigliuola.

Non curandosi affatto della mia insolita persona, nè dei saluti che gli venivano dalla cucina, [pg!115] il rubicondo Marcello fece tutto il corridoio a passo di danza cantando il suo pezzo favorito. Quando fu in fondo si fermò, tese il braccio che teneva il fiasco, e gridò:

— Oggi pago da bere io.

— Vôl piovere! — fece il bel giovanotto dalla cucina.