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Una giornata, sebbene piuttosto laboriosa come avete veduto, non era tuttavia bastata neppure a farmi conoscere di vista tutte le persone che componevano quella che il buon inventore, con commovente eufemismo, chiamava la sua famigliuola. Infatti mi mancava ancora la moglie, che conoscevo soltanto attraverso le minaccevoli parole della piccola figlia decenne e le poco delicate allusioni della signora Matilde e del bel fidanzato.
La mattina dopo, appena alzato dal letto, la lacuna mi fu colmata. La signora Brúscoli venne a farmi una visita. Era una signora vicina alla quarantina; non bella, ma di modi spigliati e garbati: era già vestita da fuori, in procinto di uscire.
Vidi che mi guardò prima di tutto da capo a piedi e certamente formulò un rapido giudizio sulla mia persona: giudizio benevolo, perchè aumentò subito i suoi sorrisi, e mi disse:
— Scusi se le parlo francamente: ho la grande disgrazia di avere per marito un imbecille....
— Oh!...
[pg!119] — Sì, sì! un imbecille. Lei che ha l'aspetto di una persona d'ingegno....
— Grazie!
— Io sono franca!... Lei dando uno sguardo a questa casa, si accorgerà subito che è la casa di un imbecille!... E Lei non sa tutto!... Oh! se sapesse tutto!...