E Peppino allora mise in tensione tutti i suoi muscoli e tenendo le braccia piegate contro il petto disse: — Avanti! mettetemi il manubrio qua sulle mani.

Glie lo alzammo in quattro e glie lo mettemmo come aveva detto. Le sue braccia non cedettero d'un centimetro, ma il triciclo ne parve sconfortatissimo.

— Niente paura; cigola, ma non si rompe, — disse Peppino ridendo. — Qua a sedere, signor spagnolo, e attento all'equilibrio!

Mentre lo spagnolo salì e si sedette agilmente sul lungo manubrio di ferro, il pianto del triciclo raddoppiò, ma le braccia di Peppino stettero salde come di ferro massiccio.

E l'ascensione del peso, con relativo atleta spagnolo, incominciò subito lenta e sicura. Lo sforzo era gigantesco: gli occhi bianchi di Peppino [pg!14] sembravano galleggiare nel sangue: l'Eracle di marmo in riposo s'era trasformato in un Eracle di porfido sollevante Anteo.

Ad un tratto, quando già la vittoria era sicura (ed era sempre una bella vittoria, anche supponendo che il peso controllato e bollato dall'atleta spagnolo fosse stato di cinquanta chili invece che di cento!) ecco si ode uno schianto secco e si vede il nostro Peppino abbassarsi di un palmo contro terra mentre lo spagnolo si getta impaurito sulle nostre spalle. Il mozzo d'una ruota del triciclo aveva ceduto. Lo spagnolo riprese prontamente dalle mani di Peppino il suo peso e, poggiatolo in terra per ritto, e impugnatone il manubrio a mo' di lancia, volle stringere la mano di Peppino dicendogli solennemente: — Collega, ora credo a tutto quello che hai raccontato e che racconterai: saresti degno di misurarti col mio glorioso maestro Santiago Machacapulgas! e più non si può dire!

Ma la sua voce reboante fu travolta dal clamore dei nostri «evviva!». Peppino schizzava sudore e gioia da tutti i pori, e il sudore gli colava giù a rigagnoli per le valli del suo vasto torace e la gioia la sfogava schiacciando tra le sue ogni mano che gli si tendeva, e baciando a quattro doppî gli amici più vecchi. Quando [pg!15] fu la volta di Bullet che gli tese la mano tutta esultante, ci fu tra quei due ritratti della salute un tale scambio di occhiate, che Peppino, credendo certo di meritarsi un tal premio per la sua vittoria, se la tirò giù addosso, le cinse la vita con le sue braccia formidabili e incominciò a baciarla di santa ragione. La nuova vittoria, sebbene più facile della prima, suscitò un eguale scoppio di applausi.

Ma aimè! avevamo fatto i conti senza l'oste.... il quale in quel momento, non visto da nessuno, era sopraggiunto di ritorno dalla sua operazione finanziaria; senza dir verbo aveva sfondato come un ariete il nostro cerchio plaudente, e, con pronta decisione, cacciava avanti uno dei suoi vasti piedi, dirigendolo sulle due teste colpevoli.

Fu un lampo. Il piede arrivò a destinazione.

Ma quando Otello fece per ritirare il suo arto con l'evidente disegno di ripetere il colpo, non gli fu possibile. Bullet con uno strillo da maialetto impaurito era ruzzolata in terra, poi fuggita via in bottega; e quanto allo strumento della sua vendetta, esso era stato fulmineamente e irrevocabilmente afferrato dalle mani di Peppino. I due si guardarono in faccia.