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Quella camera era senza dubbio la meno propizia di tutta Roma per i miei studi, ma pure non trovai mai la strada per uscirmene.

C'era tanta vita intorno a quelle mie quattro mura! Quante cose imparavo ogni volta che [pg!123] chiudevo un libro, rabbioso di non poterlo leggere, e mi mettevo ad ascoltare le voci innumerevoli di quella casa!

Quanto era buono quel povero inventore! Bisognava vederlo alle prese con quei suoi infernali bambini, per giudicare della sua pazienza e del suo cuore. Dopo aver perduto una intera giornata ad accomodare qualche suo modello, tolto mezzo fracassato dalle loro mani vandaliche, era capacissimo di vegliare qualche ora per fabbricar loro un nuovo giocattolo destinato a divertirli la prossima domenica.

— In fondo, creda pure che son buoni, — mi diceva quando inorridivo per la sorte di quei suoi poveri modelli. — Vede? guardi l'aeroplano: non me lo toccano più!...

E l'aeroplano infatti non lo toccavano più.... da quando l'ingegner Leroy li aveva avvertiti che avrebbe tagliato un orecchio a chiunque avesse osato toccarlo.

Quanta mite potenza d'amore era nascosta in quelle quasi comiche sembianze di padreterno, che m'avevano fatto ridere il primo giorno! In certi momenti, io arrivavo a sentire ora, per lui, quasi un attaccamento figliale; sentivo il contagio della sua grande bontà impadronirsi di me, come una vertigine. Perdevo delle intere giornate a lasciarmi spiegare le sue invenzioni [pg!124] perchè ciò gli faceva un gran bene; lo accompagnavo nei suoi tentativi quotidiani, e quotidianamente infruttuosi, per collocare i suoi ritrovati, e lo sostenevo, se bene inutilmente, di consigli e di argomenti. Avevo perfino trovato per lui, in fondo a me stesso, delle recondite e insospettate qualità di brigatore, tanto bramavo di dare a quella canizie misconosciuta, come la chiamava lui, la gioia di un piccolo trionfo!

Ma che! tutte le sue invenzioni o erano poco interessanti, o erano troppo imperfette, o erano impratiche per il gran costo, o erano inutili, o, nel miglior caso, erano già state inventate da altri.

Una vera disperazione!... per me, badate bene: non già per lui!

Egli sosteneva impavido le più ironiche, le più atroci critiche; e ad ogni sconfitta nuova, concludeva invariabilmente: — Non tutte le ciambelle posson venir col buco, si sa! Io ce l'ho la mia ciambella col buco sicuro: è l'aeroplano. Appena Leroy avrà terminato gli studi per il motore, troveremo i danari per andare a Parigi insieme, e tornerò ricco!...