Qualche timido sghignazzamento qua e là lo fece imbiancar d'ira; ma le prime parole dell'omone barbuto che furono: «Adesso possiamo andare a principiare....» lo fecero arrossire di vergogna; e allora si avvicinò al viso duro e ancora fisso in terra di Armida, e le sussurrò mestamente:
— Hai ragione.
Intanto la grande spiegazione scientifica procedeva a gonfie vele. I nomi più strani e più inesistenti di mondiali celebrità mediche la infioravano; ma nè Peppino nè Armida ne avrebbero mai udita una parola, così scombussolati com'erano ognuno per suo conto, se un fatto inaspettato non fosse avvenuto.
Uno dei curiosi di prima fila, a un tratto, [pg!147] interruppe violentemente il gigante barbuto, indicando la donna-ragno e gridando:
— Piange! guardate se non è vero che piange! Padrone, diteci un po' perchè piange?
L'omone, sebbene seccatissimo di essere interrotto sul più bello, stimò essergli giocoforza accontentare il «rispettabile pubblico». Si voltò dunque con un cipiglio burbero a guardare il suo fenomeno il quale lagrimava infatti sudicie lagrime lavandosi del nero e del rosso che gli coprivano le palpebre e le gote.
— Avete fame? — tuonò l'uomo, e senza aspettare nessuna risposta continuò rivolgendosi al pubblico: — La mia donna-ragno ha fame, onorevoli signori! Allora anticiperemo il suo pasto, così avranno la fortuna di ammirare con quale ingordigia essa divori le mosche che, come già ebbi l'onore di dire, compongono esclusivamente il suo cibo commestibile!
Un vecchio, di novant'anni almeno, recò un bicchiere dov'erano rinchiuse alcune mosche. L'omone lo prese, ne fece entrare due o tre nel suo enorme pugno, e alzandolo gridò:
«Attenti, signori! ammirino la destrezza con cui essa prende al volo questi animali!» — e buttò la sua manciata, mirando ben diritto alla bocca del fenomeno. Ma, con straordinaria sua meraviglia, [pg!148] le mosche sbatterono contro due labbra serrate come quelle del Silenzio.
Si vide benissimo che il primo impeto dell'omaccione sarebbe stato quello di massacrare con una manata quell'infelice ribelle. Ma aveva fatto in tempo a contenersi rimandando forse in cuor suo la punizione a più tardi. Conosceva l'umore del rispettabile pubblico che quotidianamente truffava, e sapeva sempre in ogni caso carezzarlo per il verso del pelo: