— No no no! — si affrettò a dire il medico, — sopratutto non muova le di Lei braccia, le conservi in una immobilità assoluta! mi raccomando, Eccellenza.... uh! pardon!... Piuttosto mi farò un dovere di venirLa a visitare al di Lei Hôtel....

— Sono sceso a una modestissima pensione che mi son fatto indicare da un facchino e dove ho dato il nome d'un mio servo.

— Eh! Capisco! — esclamò il dottore cercando di atteggiare il volto allegro a una espressione di tragica pietà. — Per mettere ad effetto il di Lei triste proposito Le occorreva un assoluto incognito!... Adesso Le darò un infermiere per compagnia. — E mettendo cipiglio: — Cecco: accompagnerete fino a casa questo signore e starete con lui finchè vorrà, avete capito? — E al principe, ritornando dolce: — Domani mattina, appena finito questo duro servizio, verrò a visitarLa.... Vedrà che troveremo qualche buona cura anche per la di Lei neurastenia....

— Eh? Ma io non sono affatto neurastenico, signor dottore! — disse secco il principe.

— Oh, non dica così, Ecc.... Sono pur troppo [pg!161] le neurastenie più difficili a curarsi quelle non riconosciute dal paziente....

— Ma, scusi! — fece il principe con una certa vivacità che contrastava con la obbligata posizione delle sue braccia sospese al collo, — su quali dati si basa il suo giudizio: sul mio tentativo di suicidio?... Ma non basta!... si è ucciso anche Catone, caro dottore.... e Catone non era neurastenico.... che io mi sappia!

— E chi glielo assicura? — ribattè il medico con un tranquillo sorriso. — A quel tempo là i medici non capivano niente....

Cecco in quel momento aveva aperta la porta, e contemporaneamente un «oooh!» prolungato e festoso era uscito da quattro o cinque teste che si batterono una contro l'altra per veder dentro.

— Ci ha messa una bella paura! — gridò uno di quelli.

— Eh? Perchè? — domandò il principe oltremodo contrariato, — chi siete voi?