Il padrone della pensione ed anche il portiere eloquente volevano salire sulla botte nella quale, sostenuto da Cecco, si era accomodato il principe; ma questi disse subito: — No no, prego di lasciarmi, non intendo rincasare ancora.
Cecco salì trionfante al suo fianco, mentre il principe ordinava al vetturino: — Via Appia! — e la carrozza si moveva.
— To' — disse Cecco spalancando la bocca, — dalle parti di casa mia!
— Ci vado spesso, specialmente le notti di luna piena, — mormorò il principe.
— Oh! — fece Cecco, — allora, se lei ci [pg!164] pratica per quelle parti, avrà sentito nominare un certo Cecco detto Scacciapensieri?
Non ebbe appena finito di far questa domanda che se ne pentì, e se ne rimproverò mentalmente secondo una sua particolare abitudine: «Pezzo de somaro, questo è 'n signore che ce va 'n carrozza, giusto pe' vvedè la luna, e l'osterie manco le guarda....»
Infatti il principe gli rispose: — No, mio caro, io vado spesso da quelle parti, ma molto fuori dell'abitato....
— Se capisce! — si affrettò a gridare Cecco, — anzi mi scuserà la libbertà che mi son preso...
— Cecco, detto Scacciapensieri, eh? — soggiunse il principe ripensando a quel soprannome che lo aveva colpito.
— Sissignore per servirla.