— Siete voi?!

— Io in persona.

«Che notte strana e favolosa è questa per me! — pensò il principe; — mentre dopo ore di lotta e di spasimo, deciso, cerco la Morte, la Vita m'aspetta sul lastrico, m'accoglie ridendo su due materassi sudici, e mi dà per compagno un uomo che puzza di vino e si chiama Scacciapensieri!»

Cecco lo fissava coi piccoli occhi posti a cavaliere del suo gran naso rosso: avrebbe [pg!165] avuta una gran voglia di parlare, ma poi si accontentava di guardarlo così, fisso, e di pensare. Pensava: «Che razza di animale sarà mai questo, che si voleva ammazzare, mentre aveva ancora chi sa quanti quattrini in tasca! Già, quando s'è detto signore, s'è detto matto! Guarda un po' se questa è l'ora da andare a passeggiare in botte, alla mezza notte! che nun incontri un cane che te veda! manco 'n amico che schiatti d'invidia... Pori quadrini!! Basta: per me ci guadagno sempre: meglio che all'ospedale qui si sta. Te ce rifiati a questo freschetto! È un gran bel mestiere fare il signore, ha ragione la mi' Esterina!!» E gli occhi gli brillarono pensando alla giovane e bella moglietta che s'era presa da poco tempo, e che a quell'ora doveva dormire sola sola, nella loro cameretta, in quella ultima casa solitaria, e forse non si sognava nemmeno che il suo Cecchino le stava per passare sotto le finestre, disteso in botte come un lorde, per andare a veder sorgere la luna dietro le tombe della via Appia!

Non c'erano che due cose capaci di fargli venire lucciconi di desiderio al solo nominarle: la moglie e il vino. Era dunque naturale che il ricordo di una gli richiamasse quasi sempre il ricordo dell'altro.

[pg!166] «Eppure, — pensò infatti Cecco, — questa sigaretta è fina, non c'è che dire, in carrozza ci si va bene.... ma io sento che qualche cosa mi manca! 'Na fojetta almeno ce ne vorrebbe! Ma sì! Come faccio a dirglielo? Chi sa perchè me metterà tanta suggezione questo morto resuscitato!»

E intanto la porta San Sebastiano era passata, e le cento osterie della grande arteria romana incominciavano a sfilare, e ognuna diceva misteriose e dolci parole al cuore di Cecco il quale rispondeva con tanti sospiri. Le loro scarse luci affumicate risplendevano come tanti fari per gli occhi suoi di assetato navigante, e ciascuna lasciava un più triste buio nella sua anima.

«Coraggio, Cecco! Ecco quella de Riviecce ce l'ha bono da 8.... e dijelo, sbrighete!» gli gridava lo stomaco con quanta voce aveva. Ma sì! la lingua stava ferma e Riviecce passava.

«Coraggio, Cecco! Ecco Morimo ritti. Se te ce fermi con la carrozza e con un avventore cusì, te fa credito pe' un mese de seguito: e pparla, per dio!»

Ma che! la lingua non si voleva muovere e quell'accidente di vetturino tirava, proprio in quel punto, una frustata al cavallo, e così Morimo ritti passava anche più presto di Riviecce. [pg!167] E passava Vacce Forte come un sogno, e passava Monte d'oro e quella del Colombario e quella della Ninfa Egeria.... Era una disperazione da strapparsi tutti i capelli.