Quando si fu proprio persuaso che il coraggio gli mancava, e in tanto c'era poco a casa sua, e proprio davanti a casa sua stavano le ultime due osterie, e se lasciava passar quelle, addio! era fritto! incominciavano, «che Dio ci scampi e liberi, li sepolcri con la luna sopra,» i quali altrettanta consolazione parean promettere al suo macabro compagno di viaggio, quanta noia promettevano a lui: allora fu preso da un feroce disprezzo di sè stesso, e incominciò a insultarsi, a dirsene di tutti i colori: «vigliacco! infame! ladro! assassino! bojaccia....» E da principio se le diceva mentalmente; ma poi l'ira dilagante e l'esuberanza stessa del suo vocabolario romanesco richiesero l'inconscio aiuto delle labbra e della lingua, e finalmente anche quello delle corde vocali, sì che il principe fu scosso a un tratto in mezzo a una sua tetra fantasticheria, udendosi vicino una salva di atrocissime ingiurie.

— Che cosa dite?! — esclamò il principe. — Con chi l'avete?

— Eh?! — fece Cecco trasecolato anche lui, — e chi lo sa? l'avevo.... così.... col Destino!

[pg!168] — Anche voi?... portate indegnamente dunque il vostro soprannome, o forse siete bravo soltanto a scacciare i pensieri degli altri.... la qual cosa è tanto facile!

«Sangue d'un cane! — pensò Cecco, — se mo' incomincia a filosofà, addio fojetta per davvero!» e allora finalmente sentì il suo cervello dare come un guizzo e scoccare la sua geniale scintilla. Aveva trovato l'attacco giusto, e gridò:

— Guardi lei se non ho ragione di dire che il Destino è infame! Davanti a casa mia ci son due osterie: una è d'un zagarolese che te dà benzina pura garantita, da fa' cammina' l'automobbili; e quell'antra è d'uno de Genzano, un galantomo de razza, che ci ha le vigne al paese e il vino come je vie ggiù dall'uva così lo porta al banco, veritiero, genuino, senza sofisticherie; s'è agro, agro; s'è dolce, dolce: ce senti dentro le qualità dell'uve, un profumo che se chiudi l'occhi, te sembra d'esse al tinello.... Ebbene, sissignore, quel zagarolesaccio fa pieno la sera e conta quattrini a manciate, e quell'altro disgraziato.... conta le gambe alli panchetti.

— È naturale che sia così, — disse il principe. — Al genzanese non rimane che adattarsi o ammazzarsi. — E per la durezza ricercata di queste parole, traspariva il pianto.

[pg!169] Ma Cecco voleva andar diritto al suo scopo, ormai che aveva trovata la strada buona:

— Crede che ci abbia fatte poche quistioni io, colla gente? Ma sì! L'uomo ha la testa dura; va attorno all'inganno come le mosche attorno alla sporcizia. Eccoli là!! Eccoli là!! — gridò a un tratto alzandosi quasi in piedi, — vede quei due lumi ultimi? il primo, quello più grande, è di quel ladro patentato, e quello sotto, più micragnoso, è di quell'altro, onesto come l'oro!... Faccia rallentare! vedrà se dico bugia: il primo sarà pieno e il secondo sarà voto.... vedrà! Eppure vorrei farglielo sentire quello bianco asciutto da 8!... Robba da principi!!

Il principe che lo guardava parlare e spasimare con un sottile sorriso, in cui c'erano, strano connubio, della compassione e dell'invidia, a quest'ultima uscita, non potè trattenere un breve scoppio di riso.