E se chi pagava quei tre mezzi litri a «Testa di morto» avesse potuto mai vedere in che modo questa spregevole carcassa compiva il suo dovere di piantone?!...
Ma Cecco scaricava le sue minuziose istruzioni nel bovino cervello del genzanese.
— Dateme retta, Giggi, che questo nun so chi sia, ma è un pezzo grosso: domani verrà sul giornale!!... e ce verrete pure voi!... se me fate fa' 'na bbona figura!... De quello lì, ci avete a da'! — diceva indicando una delle tre botti che stavano in fila dietro il banco. — Quelli no! cavate fuori due bicchieri de cristallo.... È alzata la vostra figliuola?...
— Sì; riguarda il bucato di là.... Perchè?
[pg!172] — Perchè bisogna farglieli lavare a lei i bicchieri, e anche er litro.... che risplenna....! se no c'è pure er caso che se schifi.... Allora ce famo 'na bbella figura, io e voi!... — E così di seguito.
Quando gli parve d'aver detto tutto, prese una salvietta di bucato e corse egli stesso ad asciugare un po' di vin rosso che era sul marmo del tavolino prescelto, e continuò poi a sfregar questo marmo con tutta la sua forza per qualche minuto, come se volesse cavarne faville.
— Basta! Basta! — ripeteva il principe sorridendo.
Venne la figlia del genzanese, una bella e forte ragazza di diciotto anni; lavò i bicchieri sotto la cannella finchè non li sentì scrocchiare tra le sue mani rosse; li asciugò con gran cura, ripassandoli con una salvietta di tela, perchè non vi rimanessero peli attaccati; poi li diede al padre.
— Vede? — osservò Cecco. — Ecco un'altra causa della disgrazia di quest'oste: ha una figliuola che par fatta dalle mani di Dio: nossignori, non vuol che serva gli avventori: gli altri farebbero a pugni per averci un richiamo simile!... e lui....
— L'onestà prima di tutto, — confermò il [pg!173] genzanese che portava i due bicchieri sopra un piatto tutto dipinto a fiori. — Se mi va a male il negozio lo chiudo e torno in campagna, mio caro signore; ma se mi va a male la figliola, che faccio? Non la posso mica chiudere! — e rise soddisfatto.