— Dice benissimo, — approvò il principe caldamente, osservando con grande interesse la ragazza, la quale, sebbene avvezza a questo paragone paterno, non cessava perciò di arrossirne con una cotal grazia boschereccia da innamorare.

Quando Rina ebbe lavato il litro e lo guardò contro luce limpido e gocciolante, il principe disse al genzanese: — E, a me, in via eccezionalissima, vorreste concedere il piacere d'essere servito dalla vostra brava e bella figliola?...

Rina servì il litro, anche questo sopra un piatto tutto dipinto a fiori. Le si aggiunse nuovo rossore sul vecchio, e i denti per questa ragione sembrarono più bianchi e gli occhi più splendenti all'ombra delle lunghe ciglia nere.

— Quanta salute! — esclamò a fior di labbra il principe, e pensò: — Che il segreto della Vita stia tutto lì: nell'avere una salute come quella! — Poi soggiunse: — Riempici [pg!174] anche i bicchieri, che noi li vuoteremo alla tua felicità! Sei contenta?

— Grazie, — disse Rina, e mescè.

— Sentiamo un po' — disse il principe. — Che cosa aspetti tu dalla Vita? Che cosa desideri? Che cosa chiedi?

— Ma!... Non saprei, — rispose Rina alzando un po' le spalle. — Tutto quello che mi succede mi piace! L'ha fatto così bene Domineddio il mondo!

Negli occhi attenti del principe passavano ombre e sorrisi.

— Ci ho un dispiacere solo, — continuò Rina, — quello di non avere conosciuto la mia povera mamma: ma mi consolo perchè la vedrò in paradiso.... E poi il babbo mi vuol tanto bene....

— E così, — disse il principe immergendosi sempre più in una dolce stupefazione, — tu non desideri nulla?