I grandi viali rettilinei sono proscritti dal genio pittorico. Da lontano ristringono, e tagliano malamente la casa, e veduti dalla casa, nascondono, e tolgono di mezzo gli andamenti, gli effetti, e le bellezze del paese d'intorno, che vogliono esser raccolte, ed amalgamate col giardino, ad ottenere il cui intento deve esser rivolta tutta la cura, ove il contorno le presta; e dove no, il giardino deve rappresentarle nel suo seno, ciò, che costituisce giardino all'Inglese.
Un breve viale retto potrà aver luogo, rare volte però, come si è detto di sopra, ma giammai un lungo, e a più forte ragione una maggior quantità di grandi viali simmetrici, per motivo della nojosa uniformità che generano, perchè limitano la vista da ogni banda, e perchè la linea retta, dividendo il terreno in due parti, guasta così il più bel sito. Le rette, e fitte piantagioni ancora si oppongono alla libera circolazione dell'aria, e ne' bassi-fondi possono contribuire all'insalubrità della situazione. Lo scarso piacere poi, che procura all'occhio l'infilatura, osservato il viale dal corrispondente interno del palazzo, non compensa tante mal opere.
Si consideri ancora quante cure, è quanto tempo vi vuole per avere gli alberi alla debita altezza onde produr buon effetto, e quanto sia difficile riaverne de' nuovi della stessa specie nei siti fissi, ove ne son morti; ciò, che forma uno degli avvantaggi incomparabili dello stile moderno, dove i posti difficilmente sono invariabili, e molto meno le specie. Si preferisce sempre in Inghilterra un cammino obbliquo, e in linea ondeggiante, guarnito di gruppi d'alberi, e d'altri oggetti sparsi. In una avvenuta sinuosa tutto ciò, ch'è interposto, sembra metter la casa in movimento, e farla marciare col viaggiatore; nascono mille effetti piccanti, e varj, offrendosi perpetuamente il palazzo sotto diversi punti di vista, e prendendo a ciaschedun passo una nuova forma.
Tav. XIX. Veduta di Wilton di Lord Pembroke.
DEI TEMPJ.
Fra le nazioni moderne gl'Inglesi i primi hanno introdotte nei loro giardini fabbriche a foggia di tempj antichi. Allorchè il nuovo gusto principiò ad estendersi, si pensò a nuove invenzioni proprie a dare ai siti naturali un aspetto più nobile, e compiuto, che rilevasse le bellezze di natura, si prestasse al pascolo della mente, e servisse altresì al comodo. In conseguenza di tal ricerca non si poteva non pensare agli antichi tempj, atteso ancora che contemporaneamente i dotti, che viaggiavano nella Grecia, e nell'oriente, cominciavano a spandere sulle ruine dell'antichità una luce più serena, e più chiare nozioni[12].
La posizione de' tempj antichi contribuiva a rilevare la loro bella architettura. Erano isolati, e circondati da belle piazze ornate di statue. Comunemente posavano sopra un'eminenza, o su d'un poggio; ed avevano talvolta da ogni parte, e talvolta alla sola entrata principale, una superba scala di marmo.
Secondo i precetti di Vitruvio, si dovevano determinare le differenti situazioni de' tempj dai diversi caratteri delle stesse divinità, cui erano consacrati. Giove, Giunone, e Minerva in qualità di principali protettori dell'uomo li avevano nei luoghi più alti; Mercurio, Iside, Serapide nei mercati; Apollo, e Bacco in vicinanza dei teatri; Cerere alla campagna; e Nettuno alle spiagge del mare. Quelli di Marte, di Bellona, di Vulcano, e di Venere erano situati fuor di città: si riguardavano queste divinità come turbolenti, e dannose[13].