Vitruvio dà istruzioni sopra la scelta, che bisogna fare dell'ordine d'architettura, secondo le differenti divinità. Ai templi di Minerva, di Marte, e di Ercole destina l'ordine dorico come riputato per il più grave, e solido; a quelli di Venere, di Flora, di Proserpina, e delle Ninfe il corintio, come il più elegante, e delicato; a quelli di Giunone, di Diana, e di Bacco assegna l'ordine jonico, che tiene il dimezzo fra la semplicità del dorico, e la pompa del corintio. Il medesimo autore prescrive le qualità diverse de' marmi, che convengono alle diverse divinità; assegnando il bigio, ed il rossiccio ai tempj di Giove, di Marte, e d'Ercole; il bianco, ed il brillante a quelli di Flora, e delle Grazie.

Gli ornati esterni, ed interni del tempio avranno un rapporto convenevole alla natura, agli attributi, ed alle azioni del nume.

Il famoso tempio di Apollo, innalzato da Augusto sul Palatino, era decorato così: nel vestibolo spiccavano le simboliche statue, che indicavano i benefici suoi effetti; nel timpano v'era l'aureo cocchio del sole; le porte eran d'avorio; ed i muri di marmo bianco contenevano de' bassi rilievi relativi ad Apollo. La sua statua campeggiava nell'interiore del tempio: due biblioteche separate sui fianchi, l'una composta d'opere Greche, e l'altra d'opere Romane, attestavano la divina sua influenza[14].

La prima legge, che devesi scrupolosamente osservare nelle imitazioni de' tempj antichi, è quella di conservar fedelmente le loro forme, le loro proporzioni, ed il lor carattere; ed in conseguenza di cotesto loro carattere, li cui principali elementi sono la bellezza, ed il maestoso, i tempj non converranno che in siti convenienti, e scelti. Debbonsi essi riservare per situazioni ricche, e dignitose, ove possano armoniosamente produr buon effetto. Si vedono con piacere sopra eminenze, d'onde si scopra una superba vista, ne' siti, che inspirano maestà, e venerazione, e dove le impressioni, che forma lo spettacolo della natura, vogliono essere sublimate.

Nei vasti ricinti, che abbracciano moltiplici scene, vi può essere un maggior numero di tempj; variandosi tuttavìa la grandezza, le forme, la situazione, e la lor destinazione.

I templi rotondi sembrano i più conformi ad un giardino. La di lor forma riunisce alla dignità una cert'aria di leggierezza, e di vezzo, che li rende soprattutto raccomandabili ne' luoghi, ove natura spiega le sue dovizie. I quadrilunghi, o quadrati ricevono tanto dalla loro forma, che dalla loro più vasta estensione, e dal maggior numero di colonne, un aria più solenne, e rispettabile.

Riesce inconcepibile come la maggior parte dei tempietti, che finora si vedono ne' nostri giardini, non sieno composti che di sole colonne, di cui vi hanno rarissimi esempj nella bella antichità; poichè realmente non sono capaci d'alcuna destinazione, fuorchè di quella troppo limitata, di formare un semplice punto di veduta.

I templi di giardino non sono più per noi edificj destinati al divin servizio; quindi l'interno loro non esige la distribuzione, che a quelli davano gli antichi[15]. Possono perciò esser disposti secondo l'usanza della vita socievole del giorno, e formare interiormente delle sale, e de' gabinetti. Per rapporto al bisogno di luce, questa si procaccierà preferibilmente dall'alto.

I tempj convenevoli ad un giardino sono quelli del Sole, di Diana, di Cerere, di Flora, di Pomona, d'Apollo, delle Muse, e delle Grazie; e lo sono perchè più suscettibili d'allegorico significato, richiamando le forze, gli effetti, e le proprietà della natura; ma vogliono essere distribuiti con economìa, e sempre nel mezzo di scene corrispondenti al carattere, che dispiegano.

Volendo rinunciare ai soggetti, che somministra la mitologìa, si potranno sostituire con guadagno quelli, che emergono dalle circostanze, e dai sentimenti, che accompagnano la vita campestre; quindi i templi consacrati alla serenità, al riposo, al ritiro, ed alla contemplazione, riusciranno convenevolissimi ad un giardino.