Le differenti stagioni dell'anno, e le diverse parti del giorno possono altresì avere i loro tempj, onde rinvigorire l'impressione delle scene, che preferibilmente loro son dedicate, ed onde moltiplicare la varietà de' piaceri particolari a ciascheduna di esse. Edificj di simile invenzione contribuiscono grandemente ad accrescere la vaghezza, ed a caratterizzare i siti, ed offrono al genio dell'artista nuovi impulsi.

Il tempio della primavera s'innalzi in sito fresco, e giocondo; questo tempio sia d'uno stile lusinghevole, circondato d'immagini ridenti, che annunzino il risvegliamento della natura, ed inondato di fiori, tra' quali gli zeffiri di ritorno ricominciano i loro scherzi.

Quello del mattino sormonti la molle pendice d'un poggio, ove domini del paro l'amenità, e l'allegrìa; la sua architettura sia leggiera, ed aerea; l'esposizione verso lo splendore della nascente aurora; e sia circondato d'acque, e di vicini boschetti, i quali moltiplichino lo spettacolo superbo, che offre l'errante luce.

Il tempio della state ricco, e superbo compaja con pompa in mezzo a fiori, e a piante rigogliose, che crescano con profusione fra' boschetti d'alberi fruttiferi, i cui doni maturandosi, stendano di ramo in ramo una mescolanza, che rapisca, di forme, e di colori.

Sopra un pendìo al coperto de' cocenti raggi del sole il tempio del mezzodì si nasconda entro il fogliame, e la selva de' rami d'un augusto albero, ed annoso; e meglio sarà se vi sgorgassero d'intorno de' ruscelletti, procurando i piaceri della freschezza, e facendo nascere quelli del riposo.

Il tempio dell'autunno, accompagnato dal dolce sereno del giorno, si mostrerà fra boschi atti alla cacciagione, o sopra un colle coronato da pampini, da sorbe, e da altre piante a bacche.

Quello della sera, negletto e solingo, riposerà fra gruppi leggieri di piante odorifere sull'occidental pendice d'un monticello, cui lambe una sfuggevole onda.

Lo scopo di siffatte osservazioni non è altro, che quello di accennare all'artista giardiniere una nuova messe, e delle strade, che puonno condurre a incalcolabili invenzioni.

Gli emblemi espressivi, e che tolgano ogni sorta d'incertezza, quì si adattano meglio, che le iscrizioni; altronde le decorazioni hanno un maggior merito, allorchè riescono nel medesimo tempo immagini allegoriche. Questi ornati convengono a diverse parti dell'edificio, e soprattutto nella facciata, e nel fregio. Debbono riunire la semplicità alla chiarezza, e non esser composti che d'un picciol numero di simboli poco complicati, ma aventi un intimo rapporto colla cosa che si vuol denotare. Si ponno altresì rappresentare in bassi rilievi.

Sull'esempio de' Greci, e de' Romani ci sarà permesso ancora d'impiegare i tempj, come monumenti, consacrandoli nei nostri giardini a uomini d'un merito eminente. Nessuna sorta di fabbrica pare più conforme di questa a tal uso, che le dà una destinazione più precisa, che quadra col carattere de' tempj, e rende loro una parte della dignità, che avevano fra gli antichi, ov'erano in primo luogo dedicati agli dei, ed in appresso agli eroi, ed ai sapienti.