Nel sito, ove un ruscello, oppure un fiume forma un gomito piacevole, per vieppiù marcarlo, sarà ben fatto piantarvi un albero maestoso, o un gruppo d'alberi superbi.

Sulla fronte del boschetto, e della foresta collocate alberi di bella venuta, e di abbondante fogliame, che facciano contrasto con quelli del di dentro. Nel prato disseminate alberi gruppeggiati a grandiosa cima, che si pieghino, che s'incrocicchino tra loro a giuste distanze. Formano prospettiva, apportano l'effetto del chiaroscuro, aprono, e nascondono gli spazj, e gli oggetti a piacere, ed arricchiscono il quadro.

Le piantagioni sui fianchi dell'abitazione non consisteranno che in gruppi leggieri, ed avvenenti.

Le masse d'alberi folte, ed oscure compongono il miglior fondo, che si può dare alle praterìe. L'occhio si compiace a riposarvici sopra, dopo d'avere errato fra gruppi d'alberi grandiosi, e di fioriti arbusti. Il totale della piantagione ora anderà salendo, ed ora successivamente mancando, in modo che ingrandisca lo spazio, ed apra un esteso orizzonte. Essa deve contrapporre cogli spazj erbosi. A fondi oscuri fate succedere boschetti ridenti. Che la varietà, e il contrasto regnino mai sempre nella grandezza, nelle forme, nelle distanze, e nelle foglie de' gruppi. L'allegro fogliame conviene sul davanti d'un'oscura foresta; il bruno sull'erba ridente; ne' fondi il verde cupo del tasso, e della tuja.

In generale non bisogna sopraccaricare di piante gli spazj erbosi; devono presentare vaste superficie verdi, nelle quali le piantagioni non sono che abbellimenti, e qualche volta una necessità prescritta dalla disposizione dei punti di veduta.

Alcune volte conviene di lasciare sgombre le naturali convessità del terreno. Si legano allora l'una coll'altra d'una maniera più dolce. Una leggiera eminenza potrà ornarsi con fiori, con arbusti, o con piante nane; un albero non vi converrebbe, poichè l'elevazione poco considerabile del terreno contrasterebbe troppo colla sua altezza; a meno che questi piccoli rialzi non finghino l'effetto della terra, che naturalmente vien sollevata dalle radici dell'albero sovrapposto. Agli angoli delle curve rientranti collocate piccole piante, e collocatene delle grandi agli angoli delle curve sporgenti.

Gli alberi destinati a presentarsi isolatamente devono essere distinti per il lor tronco, per la loro corona, o attrarre l'occhio, che vi si fissa, per qualche altra eminente qualità. La loro bellezza si distingue meno in una foresta, o in un bosco fra gli altri alberi, che allorchè si presentano soli, o in piccoli gruppi, e più liberamente allo sguardo. Il castagno d'India, per quanto comune sia, riesce sempre pregievole per questa parte, considerata la sua bella cima tonda, il suo fogliame che presenta belle macchie, ed i suoi grandi mazzi di fiori. Il tiglio d'America, e d'Europa, il pioppo d'Italia, e della Carolina, l'albero tulipifero, gli aceri, e soprattutto quello che si chiama ACER OPALUS Mill., la cui ampia corona ricca di superbe foglie accresce il valor del tronco; e nelle scene autunnali il sorbo aucupario, ed anche il lazzeruolo sono da preferirsi a giusta ragione[25]. Il pino, il larice, quello detto STROBUS, ed in generale tutte le piante sempre verdi vengono collocate nella guisa più avvantaggiosa, allorchè sono poste isolatamente: prestano un grande abbellimento ai vasti tratti di terreno erboso, ove arrestano piacevolmente lo sguardo.

Componendosi gruppi, bisogna soprattutto essere attenti ad unire gli alberi, che si convengono tra loro. Quelli a foglia si convengono più co' loro simili, e così gli alberi coniferi con piante analoghe, le quali propriamente non hanno foglie, ma una specie di linguette. Tuttavìa gli alberi riescono bene se sono in opposizione colle loro foglie, p. e., il salice di Babilonia, la betola bianca, e il larice si associano felicemente; l'albero tulipifero, gli aceri, il platano, la quercia si accordano per la forma delle loro foglie; il tiglio, il pioppo nero, e gli aceri mettono cime egualmente diritte. Ove si vorrà introdur contrasto, il pioppo bianco si unirà col faggio purpureo, ed anche meglio questo secondo col rubione. L'arte del gruppeggiare le piante devesi imparare dalla stessa natura, ove questa è intatta, o almeno più conservata che tra noi.

Il luogo suggerisce sul fatto un'infinità di partiti, che sarebbe cosa stucchevole, ed imperfetta il precisarli; come altresì molto in fatto di piantagione è da lasciarsi alla natura, che vi mette poi l'ultima, e più valente sua mano.

Le piante giovani col tempo prosperano meglio, le vecchie sono più presto godibili, ma il di loro traspiantamento esige gran diligenza, e domandano anch'esse qualche anno per rimettersi, e talune periscono. Sarà bene mescolarne dell'una, e dell'altra sorta. Le varie maniere di riunire gli alberi in gruppi possono essere incognite a qualche dilettante, per cui non gli spiacerà di trovare quì un leggier saggio a questo riguardo.