Tav. XXXII. Campo santo, d'invenzione de la Gardette.
GIARDINI ANNESSI AI CIMITERJ.
I cimiterj sono que' luoghi, che per loro stessi, ricordando all'uomo il più luttuoso di tutt'i momenti, abbisogna che nel loro aspetto diminuiscano il ribrezzo, che viene causato dall'idea della dissoluzione, ornandoli con maestosa semplicità di tutti quegli oggetti, che possono sussidiare l'immaginazione colle idee del riposo, e della riproduzione.
Le piante, che hanno il verde perenne, come i pini, i cipressi, i tassi, ed i lauri, sembrano essere esclusivamente volute per ornare questi ricinti, sia per l'idea funerea, che la consuetudine vi ha applicata, sia perchè mostrando queste piante di avere una vitalità permanente, che non riceve insulto dal verno, consolano l'umana ambizione, che tanto spesso ama di pascersi di felici illusioni.
Presso gli antichi Romani il cipresso era consacrato alle tombe, ed era l'emblema della morte, come la rosa quello del piacere. Questi alberi circondavano i loro tumuli, che non nascondevano in angoli remoti, ed oscuri, ma che collocavano in siti scoperti, e vistosi, e lungo le pubbliche vie.
Gli alberi piantati ne' cimiterj non solamente servono ad indicare i siti, ove giacciono amate spoglie, ma ancora a purificare l'aria; poichè le piante diminuiscono le cattive esalazioni, o almeno le rendono men perniciose. Gli alberi servono ancora ad arrestare lo stanco passeggiero là dove tanti monumenti atti a commuoverlo gli richiamano in mente interessanti rimembranze, e gli destano utili riflessioni.
Vi sono de' grossi borghi, e delle piccole città in Inghilterra, dove precisamente i campi santi offrono il solo passeggio pubblico alla popolazione; ma per quanti ornamenti, e quanta delizia vi sia sparsa, non è mai possibile di allontanare totalmente da quelli l'idea della tristezza, e del dolore.
Devono i cimiterj accogliere ne' loro ricinti senza ributtare per un aspetto eccessivamente tetro, non devono invitare con troppo lusso di ornati, e di amenità.
Li frequenta ora il pensatore malinconico, ora le madri piangenti, ora la vedova sposa, e l'orfano figlio, e sentono mitigare per la semplicità degli abbellimenti di quel ricinto il dolore, che vengono ad esalare sulle tombe de' congiunti, e degli amici.