Il piano, le eminenze, gli sfondi ora limitano la vista degli oggetti, ora la stendono, ora la moltiplicano, e l'avvalorano.

La pianura non è guari suscettibile di varietà; tuttavìa la natura l'impiega, e può talvolta formare una delle parti aggradevoli d'un giardino, ma non mai il tutto. Essa inspira le idee del comodo, e della facilità, e permette l'esame tranquillo, e prolungato delle bellezze, che l'ornano. Ma affinchè una pianura possa piacere, fa d'uopo, che abbia una certa estensione da ogni parte, e che non presenti una superficie vacua, ed inanimata. Una lingua di terra lunga, e stretta disgusta, e ben anche un maggior quadrato di pianura, che senz'interruzione si estenda tanto, che l'occhio non possa colpirne i confini. Il sentimento della vista vuol essere occupato, e divertito. Perfino una pianura coperta d'ondeggianti spighe, e priva d'altri oggetti, non trattiene che per poco. Ma quanto diletto cagionerà una pianura frammischiata di campi, e d'ortaglie, che spieghino una varietà di scene, e di colori! Ciò, che anima maggiormente la pianura, sono le acque, talvolta risplendenti de' raggi del sole, e tal altra riflettendo l'aspetto del ciel azzurrino, e degli intralciati ammassi delle vaganti nubi.

La pianura riuscendo per se stessa poco interessante, i suoi confini, ed il vicinato potranno darle valore. Riesce aggradevole, allorquando si perde in un bosco, attraverso a' gruppi d'alberi, o quando si rileva in vaga collina; e ne diviene più amena ancora, quando s'innalzano de' colli a' suoi fianchi, o che un'alta foresta, un popoloso villaggio, o qualche altro considerabile oggetto segna i suoi confini.

EMINENZE.

L'eminenza produce maggior allegrìa, e diletto della pianura, riuscendo per sua natura scoperta, e gioconda. L'eminenza termina de' punti di vista nello stesso tempo, che ne apre de' nuovi; alletta nel montare colla moltiplicazione degli aspetti; sorprende allora quando si è pervenuti alla sommità. L'eminenza comparte dignità, e lustro agli edificj, che porta sulla sua cima, o ne' suoi fianchi, e presta loro situazioni brillanti, ed aggradevoli.

La bellezza dell'eminenza sovra tutto dipende dalla sua figura. Tutto ciò che presenta angoli, ch'è tagliato verticalmente, o che forma punte, offende l'occhio. Le linee dolcemente ondeggianti, gl'insensibili pendìi, la varietà ne' contorni de' ripiani, una cima vagamente rotondata, e che termina in piano, compartono all'eminenza la forma più grata. Guarnita poi acquista un nuovo pregio. Una fresca verdura, che copra tutta la sua altezza; un ridente fogliame, e de' fioriti cespugli irregolarmente dispersi sul pendìo; degli alberi d'una forma grandiosa, che si slanciano dai fianchi, o che ombreggiano una parte della cima; un gregge, che vi si arrampichi; una fabbrica di buona architettura, sono gli ornamenti più belli di una eminenza.

Si cerchi di salire facilmente per una via più che si può circolare alla stessa eminenza, e praticata in modo, che ad ogni passo sia vario il punto di veduta.

DEGLI SFONDI.

Lo sfondato è la dimora della solitudine, e del riposo. Agevola l'orditura, e gli accozzamenti delle scene melanconiche, e primeggiano in esso con effetto l'ombra, e la chiusura. De' cespugli risuonanti il canto degli augelli, che s'amino, ed ivi nidifichino in pace; un'acqua che scorre tacitamente, o con soave mormorìo; il susurro d'un ruscelletto, che non si scorge; talvolta una rumorosa caduta; viottoli con alberi piegati ad arco, sembrano gli oggetti più atti a vivificare graziosamente questo ritiro.

Lo sfondato piace meno nel mezzo d'una pianura, che vicino ad un bosco, o ai fianchi di un monte, dove natura lo colloca spesso. Le cavità profonde, e perpendicolari colpiscono, le dolci inclinazioni, ed insensibili piacciono. Lo sfondato fugge la regolarità, e le compassate forme.