Esso, in dose appropriata, è un leggiero eccitante, specialmente dello stomaco, del cuore, dei reni e del sistema nervoso. Ho detto in dose appropriata, poichè errerebbe colui che, ad es., credesse di potere digerire tanto meglio quanto più di alcool beve; al di là di un certo limite questo, anzi, rallenta ed arresta ogni processo di digestione. — Questa facoltà eccitante dell'alcool, benchè ci torni preziosa tanto in molte malattie croniche, quanto nella convalescenza delle malattie acute, epperò venga posta assai spesso a profitto, non rappresenta che uno, e non il maggiore, dei vantaggi che esso può dare.
Comunemente si crede che l'alcool riscaldi, appoggiandosi al senso di grato calore che si prova dopo di averne bevuto una certa quantità; e, fondandosi su questo fatto, si è stabilito il pregiudizio che gli alcoolici debbano nuocere in ogni sorta di malattie infiammatorie.
Il collega prof. Mosso, trattando dell'azione fisiologica, espose come numerose ed accurate ricerche abbiano dimostrato, che l'alcool agisce diminuendo l'eliminazione dell'acido carbonico e dell'urea, val quanto dire diminuendo il consumo dei materiali del nostro organismo. L'alcool, in ultima analisi, non riscalda, ma raffredda. Questa proprietà riesce di alta importanza pel medico, il quale se ne giova nella cura delle malattie febbrili. Nello stato di febbre l'organismo consuma assai più che nelle condizioni ordinarie; l'ossigeno, che introduce coll'aria inspirata nei polmoni, gli brucia in maggior copia le sostanze chimiche che entrano nella sua costituzione, e come manifestazione di questa cresciuta combustione noi abbiamo quell'aumento di temperatura interna ed esterna, quello scottore della pelle che tutti conoscono. — Or bene, in molti casi l'alcool riesce a frenare questo esagerato consumo; il che ci viene tosto indicato dall'abbassamento della temperatura segnata dal termometro. Non sappiamo bene per qual via ciò si ottenga; se per ciò che l'ossigeno viene più strettamente legato alla sostanza colorante del sangue, e, così, impedito di combinarsi in soverchia quantità coi materiali dei nostri tessuti, ovvero perciò che questi diventano più resistenti contro l'azione distruttiva di esso. Ciò che importa si è, che l'effetto si ottenga. In gran numero di malattie febbrili la morte trova la sua causa soltanto nella distruzione organica causata dalla febbre; sicchè il frenare quest'ultima equivale al salvare il malato.
Nè a ciò solo si limita l'azione dell'alcool. Anche in quei casi in cui esso è impotente contro la febbre, e può essere sostituito da sostanze più attive, tuttavia si amministra e giova col diminuire in altro modo il consumo. Come già venne loro esposto, l'alcool, introdotto nell'organismo, si combina, almeno in parte, coll'ossigeno della respirazione, e, trasformandosi in combinazioni sempre più semplici, viene alla fine eliminato specialmente sotto forma di acido carbonico ed acqua. In queste sue successive modificazioni esso sviluppa calore, e lega a sè quell'ossigeno, che, ove non fosse l'alcool, avrebbe trasformato e consumato una corrispondente quantità di elementi integranti del corpo. Se non abbassa la febbre, quindi, ne allevia le conseguenze.
Nè ho finito. In molte malattie, accompagnate o no da febbre, non è raro che inaspettatamente insorga quello stato che si designa col nome di collasso. Il cuore d'improvviso si indebolisce, la circolazione si rallenta, l'intelligenza s'annebbia, le estremità si fanno fredde, la respirazione diventa irregolare, affannosa; la morte minaccia da vicino. In questi casi, in cui un ritardo di minuti può essere fatale, l'alcool è un eccitante potente, e ch'è sempre alla mano. Esso risveglia rapidamente l'attività intorpidita delle funzioni, e, salvando al momento, dà tempo di pensare ad aiuti di più durevole azione.
Con siffatti risultati, non è bisogno di dire se e quanto l'alcool venga usato in medicina. Una trentina d'anni fa un distinto medico tedesco ebbe seriamente minacciata la sua posizione sociale e danneggiata la sua clientela per aver ordinato vino in un tifo che poi terminò colla morte. Attualmente, invece, l'alcool trova quasi sempre il suo posto fra i rimedi e gli alimenti del malato. Il più delle volte lo si amministra sotto forma di vino, prescegliendo a seconda dei casi dei vini ricchi di acido carbonico come il Champagne, o dei vini forti, come il Barolo, il Bordeaux, e più ancora il Marsala; ma non sono troppo rari i casi in cui bisogna passare addirittura ai liquori: alla buona acquavite, al rhum ed al cognac. È incredibile quanto i malati ad alta febbre li sopportino. Una dose, che renderebbe ubbriaco un sano, rende in essi il polso più pieno e più regolare, la respirazione più libera, l'intelligenza più aperta, ed aggiunge a tutto ciò un senso di generale benessere. Ed è incredibile quanto facilmente si abituino al bere. Io ho vedute non poche signorine malate di ileotifo, che non avevano mai fatto uso di vino, e che torcevano la bocca allorchè, nei primi giorni d'alta febbre, loro se ne porgeva qualche cucchiaio, bere, dopo che ne avevano sperimentato il giovamento, quasi mezza bottiglia di Marsala al giorno, e non dimostrare, con tutto ciò, di esserne sazie.
Per ultimo, se l'alcool serve spesso a combattere la malattia e ad affrettare la guarigione, quanto non giova esso mai nel triste periodo dell'agonia, quando l'organismo, vinto e sfinito, combatte l'ultima ed inutile lotta! Anche in questi estremi momenti, in cui il cuore si spossa in sforzi convulsi, in cui il respiro è rantolo, ogni sensazione uno spasimo, il pensiero uno strazio, l'alcool scende consolatore fedele, ed, annebbiando la mente ed i sensi, rende meno cruccioso il presente, meno spaventoso il dubbio avvenire.
Signori!
Senza passione e senza velo vi ho esposto di quanto bene e di quanto male noi andiamo debitori all'alcool; di quale infinita misura i danni superino i vantaggi. L'alcoolismo è una calamità pubblica, che s'aggrava ogni dì più, e contro cui i Governi illuminati hanno già incominciato la difesa. — Del resto, chi non ne ricorda l'influenza sulla Comune a Parigi? Chi non ne riconosce l'influenza su quel malessere profondo, che tormenta le basse classi sociali?
Altri vi parlerà dei provvedimenti da prendersi. Il più radicale sarebbe quello di bandir l'alcool dall'uso quotidiano, e a ciò mirano molte Società di temperanza. Ma diciamolo subito: tendere a ciò sarebbe tendere verso un'utopia.