Nè solo il succo dei frutti, ma quello pure che si contiene in altri organi delle piante può essere trasformato in bevanda più o meno simile al vino.

Il succo dolce che s'ottiene dall' Acer saccharinum nell'America settentrionale si trasforma in liquore spiritoso per la fermentazione. Il succo delle giovani messe delle Mammee e quello persino delle gemme di alcune specie di abete, si prestano allo stesso uso. Col succo contenuto negli stocchi del gran turco in Bolivia si prepara una birra che chiamasi Chicha de palo de meiz. Il melazzo, che si ottiene come residuo della preparazione dello zucchero, dalla canna di zucchero, fornisce il Rhum.

Nel Messico si ottiene una bevanda spiritosa detta Vebli o Pulque dall' Agave americana, che adesso cresce pure spontanea nelle parti meridionali della nostra Penisola. Allorquando l'infiorazione è per svilupparsi si recide alla base e dalla ferita si raccoglie l'umore che poi si fa fermentare. Origine consimile hanno pure i vini di palma, chiamati Toddy, Leymi, Arrach, che si preparano facendo fermentare il succo che sgorga dalle ferite fatte nelle infiorazioni di varie specie, quali la Coripha umbraculifera, il Borassus flabelliformis, il Cocos nucifera, il Sagus Rumphii, la Mauritia vinifera, ecc.

Oltre agli organi contenenti zucchero, possono ottenersi bevande spiritose pure da quelle parti che contengono principii capaci di trasformarsi in zucchero. In questa categoria figurano principalmente i semi feculacei. La più conosciuta fra le bevande che si ottengono dai semi è la birra; bevanda che, come il vino ed il sidro, risale ad un'antichità molto remota, attribuendosene la scoperta ad Osiride, da alcuni, da altri a Cerere, d'onde i nomi di Cerevitia, Cerevisia, Ceria, Cervogia, coi quali è stata appellata. La birra si prepara coi semi dell'orzo, che si fanno germogliare affinchè la fecola in essi contenuta si trasformi in zucchero, e quindi si seccano per ottenerne il malto, col quale poi si prepara il liquido che mediante la fermentazione si trasforma in bevanda.

Altra bevanda analoga alla birra è quella che si prepara nel Chilì coi semi del Granturco, detta dai nativi Chicha. La Busa dei Tcerkessi, il Tuack dei Dayack, il Sacki dei Giapponesi, il Sampsu dei Chinesi, la Meriesa ed il Bisbil del Soudan, sono pure bibite spiritose preparate con semi di cereali.

Ma uno dei più singolari emuli di Bacco lo troviamo fra i vegetali di struttura più semplice, nella classe dei funghi. L' Agaricus muscarius Fr., specie venefica comunissima nei nostri boschi, nella penisola del Kamchatka presso l'estremo più orientale dell'Asia, viene adoperato in sostituzione al prezioso liquore di Bacco per procurarsi uno stato di ebbrezza piacevole. Un fungo di ordinarie dimensioni o due piccoli bastano per produrre l'effetto, a condizione però che siano trangugiati senza far loro subire la masticazione. Si racconta che gli effetti di tale ebbrezza sono veramente singolari, per lo straordinario stato d'esaltazione che l'accompagna, che dà luogo alle più piacevoli emozioni della mente ed ai movimenti i più disordinati e bizzarri. Si asserisce poi che il veleno passa inalterato nella escrezione renale, onde le orine stesse sono capaci di riprodurre questo stato di ebbrezza, come lo stesso agarico e per più volte di seguito; nè quella rozza gente ha schifo il ricorrere ad una tale bevanda in difetto del desiderato fungo. Io ritengo però che voi non vorrete ripetere un così sozzo esperimento, lasciandone ben volentieri le gioie a quei lontani nostri men che fratelli, e che anzi vorrete sempre anteporre il prezioso liquore di Bacco agli altri tutti che l'arte più raffinata in sì svariati modi ci apparecchia, rammentandovi sempre però quel precetto del nostro poeta Est modus in rebus, ecc., e che se il vino può dirsi opera divina, l'ubriachezza è certamente opera del diavolo[VI-14].

[VI-1] Vedi pure Acerbi G., Delle viti italiane — Mendola A., Elenco di uve, Favara tip. Parrini e Carini, 1868 — Goethe Herm., Catalogo ampelografico Ampelografia italiana compilata per cura del comitato centrale ampelografico (in corso di pubblicazione).[VI-2] De Gubernatis, Piccola enciclopedia indiana, 1877, pagine 87 e 388.[VI-3] Schimper Ch., Traité de Paléontologie végétale, vol. III, pag. 48.[VI-4] Endlicher St., Enchiridion botanicum exhibens classes et ordines plantarum, ecc., p. 395. — De Condolle, Geogr. Bot., I, 338.[VI-5] Solum praeter oleam vitemque ceteraque calidioribus terris oriri sueta patiens frugum fecundum, etc.[VI-6] Planchon, Le Phylloxéra en Europe et en Amérique. Revue des deux Mondes, 1874. Vignes américaines, p. 74, 85, 86 e seg. — Targioni Tozzetti A., Della malattia del pidocchio nella vite, Roma, 1875, p. 76.[VI-7] Pirotta R., I funghi parassiti dei vitigni, Milano, 1877.[VI-8] Thümen, Die Pilze des Weinstockes, Wien, 1878.[VI-9] Planchon, F. E., Les vignes américaines, Paris, 1875.[VI-10] Synopsis der Pflanzenkunde, Hannover, 1877, p. 1853.[VI-11] Comptes rendus, 1879, p. 600.[VI-12] Pirotta R., Sulla comparsa del Mildew o falso oidio degli americani nei vigneti italiani, Milano, 1879.[VI-13] Passerini G., La nebbia del Moscatello ed una nuova crittogama delle viti, 1876. — Saccardo P. A., Rivista di viticultura ed enologia italiana. — Arcangeli G., Sopra una nuova malattia della vite. Nuovo giornale bot. ital., vol. IX, p. 74, 1877. — Ridolfi N., Bullettino della R. Società toscana d'orticultura, anno IV, p. 370. — Galimberti A. e Ravizza F., Sull'anatracuosi della vite. Studi ed esperienze, Milano, 1879.[VI-14] Vinus opus Dei: ebrietas opus diabuli est.

S. Grisostomo.

A. MOSSO

GLI EFFETTI FISIOLOGICI DEL VINO

(Conferenza tenuta la sera del 1 o marzo 1880).