Per quell'istante la fu una gioia sincera e ci saremmo abbracciati tutti. Dinanzi a noi si stendeva la vasta pianura lungo il Tevere, ogni colle ci sembrava uno dei sette, le legioni romane e le migliaia di eserciti barbari ci si muovevano solenni davanti, tutta la storia di Roma lampeggiava nella fantasia, e fra tanto spettacolo venivamo anche noi a recitare la nostra drammatica parte.

Coloro che viaggiano tranquilli in un treno ferroviario verso Roma, non proveranno di certo mai le nostre emozioni e non sussulteranno ai nostri mesti e forti ricordi.

Missori abbandonò ben tosto il prode colonnello dei favorevoli
granatieri e ci raggiunse per metterci in marcia per Monterotondo.
[Blank Page] [Illustration: Monumento ai fratelli Cairoli a Villa
Glori. Da una fotografia dello stabilimento Broggi di Firenze.]

Sul campo della gloria.

Si sentiva l'odor di polvere e di corto si presentarono gli alti guai ed i furori della guerra.

Il 23 ottobre, mentre Enrico e Giovanni Cairoli, Mantovani, Isacco, i fratelli Rosa, Stragliati ed altri sessantrè emuli dei trecento di Leonida navigavano alle porte di Roma per aiutarvi la sperata rivoluzione interna e sorpresi combattevano colla morte al fianco sotto il mandorlo e per la vigna di Villa Glori sui monti Parioli, Garibaldi compariva a Passo Corese e il 26 con rapidità fulminea debellava la guarnigione di Monterotondo e s'impossessava di quell'importante castello.

Da Passo Correse spediva al colonnello Francesco Tolazzi, capo allo stato maggiore della colonna Acerbi in Viterbo, questi telegrammi:

«Stabilite il Governo Nazionale e fate quanto occorre—qui tutto va bene.»

«Dite ai Viterbesi ch'essi furono con me il 49 e che li ricordo.»

Dopo alquanto cammino arrivammo alla stazione ferroviaria ai piedi della collina, in vetta alla quale sorge Monterotondo, e di presente corse voce di un orrendo misfatto compiutosi in quella piccola casa.