Il colonnello Missori, in arcione su di un cavallo moro [Vedi illustrazione], che copriva quasi per intiero coll'ampio mantello grigio, e fra quella gazzarra e pioggia micidiale di proiettili, dai quali venne trafitto il collo della sua bestia, ritiravasi altiero e indifferente come in una lizza insieme alla colonna, che si ripiegava su Montana. Nell'atto che Missori ebbe ferito il cavallo nel collo, e proprio nel momento del primo attacco generale della linea nemica, esclamò:

—Come si battono bene i nostri volontari!

E ritirandosi impartì l'ordine ad Enea Crivelli, che il battaglione Torri-Tarelli occupasse Mentana, dove già sorgeva una barricata a difesa.

[Illustrazioni]

In piedi su di essa il tremendo Carlo Nicotera agitava un gran sciabolone ad incoraggiamento o strepitava e gesticolava come un ossesso. Il capitano professor Papiri di Fermo caricava e scaricava il suo schioppetto da caccia, come ad una partita importante di bersaglio.

Veruno poteva comprendere qual maniera di fucili ci si sparasse contro e nessuno era in grado di sapere che i chassepots fabbricati a Brescia compievano per la prima volta le loro meraviglie su di noi.

Ciò malgrado, dalla barricata, dalle finestre delle case, dall'alto del castello, dal poggio posteriore si teneva vivo il fuoco e i francesi non poterono o non osarono precipitarsi dalla prominenza di Villa Santucci lungo la via Nomentana fin giù all'imboccatura asserragliata del villaggio.

Ma tal grossolana mancanza di tattica o di coraggio negli alleati dell'altare e del trono è forse spiegabile nel fatto che essi convergevano gli intenti e gli sforzi verso la nostra sinistra per scassinarla e tagliarci la strada e la ritirata di Monterotondo, fidando anche negli aiuti che loro avrebbero dovuto pervenire dalla via Salaria per percuoterci alle terga.

E là, alla sinistra sul campo dei pagliai, eseguirono prodigi di bravura Garibaldi e tutti i migliori ufficiali. Bezzi dovette a viva forza trattenere il venerando Fabrizi, che senza riguardi slanciavasi nella mischia, e Canzio, spiritoso anche nel pericolo e con una delle sue mosse caratteristiche, cacciò in testa a Garibaldi il suo cappello a cilindro per deviare il nemico, che riconosciutolo alla breve distanza, lo aveva preso di mira; ma i morti e i feriti ingombravano il terreno, i pagliai venivano perduti, il valore personale mal reggeva all'urto immane dell'onda avversaria e fu d'uopo cederle il campo fin presso la chiesa e le prime case di Mentana.

La battaglia poteva esser finita; Garibaldi col centro, la sinistra e la riserva, costretto a rifugiarsi verso Monterotondo; Mentana e la destra accerchiate e rese prigioniere, se non trafitte a fil di spada od a punta di baionetta.