Era un maggiore, capo dello stato maggiore del generale Polhès, che le pronunciava, e il dragone mortificato come un gesuita colto in fallo e tra le risa a scherno degli artiglieri francesi tornò indietro al suo corpo.

Lo stesso cardinale dal dito di Dio si rivolse alle formidabili ingiurie, capì che il maggiore irritato non canzonava, mise la papalina in testa, abbassò dopo un istante di esitanza il famoso ditaccio, e si fermò ragionevolmente ad ammirare la sfilata delle truppe francesi, che ora procedeva a dovere.

E storia genuina è tutta questa, e il maggiore Fauchion, se ancora vive, può attestarla.

Quell'uomo geniale e fosforescente, dopo il suo magnifico colpo di testa, riponendo la sciabola nel fodero, ritornò a me, e volle a tutti i costi che entrassi con lui a bevere un bicchiere nella cànova visitata da me e dal capitano Imperatori il giorno innanzi, a pochi minuti dalla battaglia.

L'oste spillò due bicchieri dalla botte, il maggiore mi offrì galantemente il primo e col secondo in mano m'invitò a brindare.

—Maggiore, gli dissi io, io accetto di bevere insieme, ma non posso toccare il bicchiere con un soldato di Napoleone III, difensore del papa.

Il maggiore con mia sorpresa mi guardò in faccia con compiacenza e dopo un minuto secondo, levando il bicchiere, esclamò con tutta serietà:

Sacrè tonnerre, voi avete ragione; ebbene, viva la repubblica! ora toccate?

Incredibile il chiasso e il diavoleto dei papalini in Mentana come se ad essi spettasse l'onore tutto della battaglia vinta.

Essi gridavano, ingiuriavano, acclamavano urlando a Pio nono e per la massima parte ubbriachi di vino o di paura intuonavano canti osceni e di dileggio, camminando a biscia come gente, che dopo esser fuggita sentiva di essere scampata da un grande pericolo.