«I Romani hanno il diritto degli schiavi: insorgere contro i loro tiranni, i preti. Gli Italiani hanno il dovere di aiutarli, e spero lo faranno a dispetto della prigionia di cinquanta Garibaldi. Avanti dunque nelle vostre belle risoluzioni, Romani ed Italiani. Il mondo intero vi guarda, e voi, compiuta l'opera, marcerete colla fronte alta e direte alle Nazioni: Noi vi abbiamo sbarazzata la via della fratellanza umana dal più abbominevole suo nemico, il Papato.»

Così grandi furono le ire e i tumulti per tale arresto, così imponenti le ovazioni del popolo e dello stesso esercito, che il governo temette un pronunciamento e si affrettò a ricondurre l'eroe in Caprera, che fu circondata da navi di guerra per vietargliene l'uscita. E si giunse al punto da sparar cannonate e carabinate contro il generale, impaziente di evadere da quella nuova carcere; ma egli mandava proclami agli Italiani, tempestava e fulminava, finchè un bel giorno, dopo miracolosa evasione procuratagli dal genero Canzio e con denaro di Lemmi, comparve in Firenze e veruno ebbe il coraggio di toccarlo.

L'entusiasmo popolare era irresistibile e il governo ne fu soggiogato.

Acerbi era penetrato in Viterbo, Nicotera si presentava verso
Frosinone e Velletri, Pianciani marciava su Tivoli, si combatteva a
Nerola, a Montelibretti, a Bagnorea ed a Firenze costituivasi il
Comitato centrale di soccorso.

Circa sei giorni prima del suo arresto a Sinalunga, Garibaldi trasmetteva ai capi dello colonne queste istruzioni, l'originale autografo delle quali è posseduto da Francesco Tolazzi:

1.º Punto di concentrazione delle colonne invadenti il territorio Romano a Viterbo.

2.º Si raccomanda ad ogni comandante di Colonna di non impegnare combattimenti colle truppe pontificie—se non checon molta probabilità di riuscita.—Ed ove le forze nemiche sieno superiori—manovrare in modo da concentrarsi su Viterbo ove si troverà probabilmente la Colonna principale.

3.º Ove un comandante di Colonna si trovasse nella assoluta necessità di combattere—egli deve ricordarsi e ricordare ai suoi che il mondo intiero ha gli occhi su di noi—e che sa che noi siamo assuefatti a vincere.

4.º A qualunque costo i comandanti delle Colonne non devono impegnarsi in combattimenti colle truppe dell'Esercito Italiano.

5.º Scopo del movimento: è di rovesciare il Governo dei preti—proclamare Roma Capitale d'Italia—e lasciare il popolo Romano in piena libertà sulle proprie condizioni di Plebiscito.