6.º Credo superfluo il raccomandare molto un lodevole contegno verso le popolazioni—I militi della libertà nostri fratelli d'armi—sono assuefatti a trattare il popolo da fratelli e giammai vi fu esempio—che si macchiassero di brutture.
7.º Sì darà alle Colonne l'organizzazione ch'ebbero in tutti i tempi i corpi volontari—acciocchè esse si presentino al paese—ispirandovi la fiducia e la paura ai nemici d'Italia.
E vi aggiungeva questa Appendice alle Istruzioni:
1.º I comandanti delle Colonne hanno il diritto d'impossessarsi d'ogni cosa appartenente alle Autorità nemiche a profitto della rivoluzione.
2.º Abbisognando di viveri od altro ne faranno richiesta alle Autorità Municipali locali—rilasciando loro idonee ricevute.
3.º Una Colonna che si trovi nell'impossibilità di concentrarsi alla Colonna principale—manovrerà di modo da non combattere con svantaggio—inquieterà il nemico quanto possibile—e procurerà frattanto di mettersi in comunicazione col quartiere generale.
4.º In questa impresa gli Italiani, devono ben penetrarsi d'aver su di loro gli occhi del mondo intiero—e che quindi il nome Italiano deve uscirne bello, radiante di gloria—e salutato con entusiasmo e rispetto da tutte le Nazioni.
5.º Fra le eventualità possibili vi è quella d'esser io arrestato.—In qual caso il movimento deve continuare colla stessa impavidezza come se fossi libero.—E deve pur continuare anche che arrestassero la maggior parte dei capi.
6.º In caso non riuscisse una Colonna nell'intento—le altre devono continuare il moto come se nulla fosse successo.
Rattazzi trascinato dalla corrente non era, più tardi, alieno dall'inviar le truppe italiane su Roma, ma un veto superiore ne lo trattenne e giunse voce d'un nuovo intervento francese a Roma, finchè egli nella sua stridula fiacchezza cedette il posto al reazionario Menabrea.