Beppe. — Ma allora? Io non ci capisco niente.
Giorgio. — Eppure non è difficile: noi vogliamo mettere tutto in comune.
Noi partiamo da questo principio, che tutti quanti debbono lavorare e tutti debbono stare il meglio che si può. A questo mondo senza lavorare non si può vivere; perciò se uno non lavorasse, dovrebbe vivere sopra il lavoro degli altri, il che è ingiusto ed è dannoso. Si capisce che quando dico che tutti debbono lavorare, intendo tutti quelli che possono e per quando possono. Gli storpii, gl'impotenti, i vecchi, debbono essere mantenuti dalla società, perchè è dovere d'umanità il non far soffrire nessuno; e poi, vecchi diventeremo tutti, e storpii o impotenti possiamo diventare da un momento all'altro, tanto noi quanto i nostri più cari.
Ora, se voi riflettete bene, vedrete che tutte le ricchezze, cioè tutto ciò che esiste di utile all'uomo, si può dividere in due parti. Una parte, che comprende la terra, le macchine e tutti gli strumenti da lavoro, il ferro, il legno, le pietre, i mezzi di trasporto, ecc., è indispensabile per lavorare, e deve essere messa in comune, per servire a tutti come strumento e materia da lavoro. In quanto al modo di lavorare poi, è una cosa che si vedrà. Il meglio sarebbe lavorare in comune, perchè così con meno fatica si produce di più: anzi è certo che il lavoro in comune sarà abbracciato dappertutto, perchè per lavorare ognuno da sè bisognerebbe rinunziare all'ajuto delle macchine, che riducono il lavoro a cosa piacevole e leggiera, e perchè, quando gli uomini non avranno più bisogno di strapparsi il pane di bocca, non staranno più come cani e gatti, e troveranno piacere a stare insieme e a fare le cose in comune. In ogni modo, anche se in qualche posto la gente volesse lavorare isolatamente, padronissima. L'essenziale è che nessuno viva senza lavorare, obbligando gli altri a lavorare per suo conto: e questo non potrebbe più avvenire perchè, ognuno avendo diritto a ciò che serve per lavorare, nessuno certamente vorrebbe lavorare per conto altrui.
L'altra parte comprende le cose che servono direttamente al consumo dell'uomo, come alimenti, vestiti, e case. Di esse, quelle che già ci sono, debbono senz'altro esser messe in comune e distribuite in modo che si possa andare fino alla nuova raccolta, e aspettare che l'industria abbia fornito nuovi prodotti. Quelle cose poi che saran prodotte dopo la rivoluzione, quando non vi saranno più padroni oziosi che vivono sulle fatiche di lavoratori affamati, si distribuiranno secondo la volontà dei lavoratori di ciascun paese. Se questi vorranno lavorare in comune e mettere ogni cosa in comune, sarà il meglio: allora si cercherà di regolare la produzione in modo che si possano soddisfare i bisogni di tutti, e la consumazione in modo da assicurare a tutti il massimo godimento possibile, e tutto è detto.
Se no, si terrà conto di quello che ciascuno avrà prodotto, perchè ciascuno possa prendere la quantità di oggetti equivalente al suo prodotto. È un calcolo abbastanza difficile, ch'io credo anzi addirittura impossibile, ma ciò vuol dire che, quando si vedranno le difficoltà della distribuzione proporzionale, si accetterà più facilmente l'idea di mettere tutto in comune.
In ogni modo, bisognerà che le cose di prima necessità, come pane, case, acqua e cose simili, sieno assicurate a tutti, indipendentemente dalle quantità di lavoro che ciascuno può fornire. Qualunque sia l'organizzazione adottata, l'eredità non dovrà esistere più, perchè non è giusto che uno trovi, nascendo, tutti gli agi, e l'altro la fame e gli stenti, che uno nasca ricco e l'altro povero; e anche se si accettasse l'idea che ognuno è padrone di quello che ha prodotto e che quindi può fare delle economie per suo conto personale, alla sua morte tutte le sue economie ritornerebbero alla massa comune...
I fanciulli intanto dovranno essere allevati ed istruiti a spese di tutti, in modo da procurar loro il massimo sviluppo e la massima capacità possibile. Senza questo non vi sarebbe nè giustizia, nè eguaglianza, e sarebbe violato il principio del diritto di ciascuno agli strumenti di lavoro, poichè l'istruzione e la forza fisica e morale sono veri strumenti di lavoro: ed il dare a tutti la terra e le macchine sarebbe una cosa ben insufficiente, se non si cercasse di mettere tutti nello stato di servirsene il meglio possibile.
Della donna non ti dirò nulla, perchè per noi la donna deve essere eguale all'uomo, e quando diciamo uomo intendiamo dire essere umano, senza distinzione di sesso.
Beppe. — C'è una cosa però: levare la roba ai signori, che hanno rubato ed affamato la povera gente, sta bene; ma se uno, a forza di lavoro e di economia, fosse riuscito a mettere da parte quattro soldi ed avesse comprato un campicello o aperta una botteguccia, con che diritto potresti levargli quello che è veramente frutto dei suoi sudori?