Beppe. — Tu dici che tutto s'accomoderà; ed io credo invece che nessuno vorrà fare i mestieri pesanti, anzi tutti vorranno fare gli avvocati ed i dottori. A zappare allora chi ci andrà? chi vorrà rischiare la salute e la vita in una miniera, chi vorrà confondersi coi pozzi neri e coi concimi?
Giorgio. — In quanto agli avvocati lasciateli star da parte, perchè quella e una cancrena simile al prete, che la rivoluzione sociale farà sparire completamente. Parliamo dei lavori utili e non già di quelli fatti a danno del prossimo; se no, diventa lavoratore anche l'assassino di strada, che spesso deve sopportare grandi sofferenze.
Oggi preferiamo un mestiere ad un altro, non già perchè esso sia più o meno adatto alle nostre facoltà, più meno corrispondente alle nostre inclinazioni, ma perchè ci è più facile apprenderlo, perchè guadagnamo o speriamo di guadagnare di più, perchè speriamo trovarvi più facilmente lavoro, ed, in linea secondaria soltanto, perchè quel dato lavoro può essere meno pesante di un altro. Sopratutto poi la scelta ci è imposta dalla nascita, dal caso e dai pregiudizii sociali.
Per esempio, il mestiere di zappaterra è un mestiere al quale oggi nessun cittadino si piegherebbe, nemmeno quelli che più soffrono la miseria. Eppure l'agricoltura non ha niente di ripugnante in sè, nè la vita dei campi manca di piaceri. Al contrario, se tu leggi i poeti, li trovi tutti pieni di entusiasmo per la vita campestre. Ma il vero fatto si è che i poeti, che stampano libri, la terra non l'hanno zappata mai, e quelli che la zappano davvero si ammazzano di fatica, muojono di fame, vivono peggio che bestie, e sono calcolati come gente da nulla, tanto che l'ultimo vagabondo di città si stima offeso a sentirsi chiamare contadino. Come volete voi che la gente lavori volentieri la terra? Noi stessi che vi siamo nati, smettiamo non appena ne abbiamo la possibilità, perchè qualunque cosa ci mettiamo a fare, stiamo meglio e siamo più rispettati. Ma chi di noi lascerebbe i campi, se lavorasse per proprio conto e trovasse nel lavoro della terra benessere, libertà e rispetto?
Così avviene per tutti i mestieri, perchè il mondo oggi è fatto così, che quanto più un lavoro è necessario, quanto più è faticoso, tanto più è mal pagato, disprezzato e fatto in condizioni disumane. Per esempio, andate in un'officina di orefice e troverete che, almeno in paragone cogl'immondi abituri in cui viviamo noi, il locale è pulito, ben aereato e riscaldato l'inverno, che il lavoro giornaliero non è enormemente lungo, e gli operai, per quanto sieno mal pagati perchè il padrone leva anche a loro il meglio del prodotto, pure, relativamente ad altri lavoratori, stanno discretamente; la sera poi e la festa, quando hanno smesso l'abito del lavoro, vanno dove vogliono senza pericolo che la gente li guardi dietro e li beffeggi. Invece, andate in una miniera e vedrete della povera gente che lavora sotto terra in un'aria pestilenziale, e consuma in pochi anni la vita per un salario derisorio; e se poi, fuori del lavoro, il minatore si permettesse di andare dove bazzicano i signori, sarebbe fortunato, se se la cavasse con le beffe soltanto. Come meravigliarsi allora se uno fa piuttosto l'orefice che il minatore?
Non vi dico niente poi di quelli che non maneggiano altri utensili che la penna. Figuratevi! uno che magari non fa altro che sciarade, freddure e sonetti sdolcinati, guadagna dieci volte più di un contadino, ed è stimato al disopra di ogni onesto lavoratore.
I giornalisti, per esempio, lavorano in sale eleganti, i calzolai in luridi sottoscala; gl'ingegneri, i medici, gli artisti, i professori, quando hanno lavoro e sanno bene il loro mestiere, stanno come signori; i muratori, gl'infermieri, gli artigiani, e puoi aggiungere, a dire il vero, anche i medici condotti ed i maestri elementari, muojono di fame anche ammazzandosi di lavoro. Non voglio dire con questo, bada bene, che soltanto il lavoro manuale sia utile, che al contrario lo studio dà all'uomo il modo di vincere la natura e di civilizzarsi e guadagnare sempre più in libertà e benessere; ed i medici, gl'ingegneri, i chimici, i maestri sono utili e necessarii nella società umana quanto i contadini e gli altri operai. Io dico soltanto che tutti i lavori utili debbono essere egualmente apprezzati, e fatti in modo che il lavoratore vi trovi eguale soddisfazione a farli; e che i lavori intellettuali, i quali sono per loro stessi un gran piacere e che danno all'uomo una grande superiorità su chi non lavora colla mente e resta ignorante, debbono essere accessibili a tutti, e non già restare il privilegio di pochi.
Beppe. — Ma, se tu stesso dici che il lavorare colla mente è un gran piacere e dà un vantaggio su quelli che sono ignoranti, è chiaro che tutti vorranno studiare, ed io per il primo. E allora i lavori manuali chi li farebbe?
Giorgio. — Tutti, perchè tutti, nello stesso tempo che coltiveranno le lettere e le scienze, dovranno fare anche un lavoro manuale; tutti debbono lavorare colla testa e colle braccia. Queste due specie di lavoro, lungi dal nuocersi, si ajutano, perchè l'uomo per star bene ha bisogno di esercitare tutti i suoi organi, il cervello al pari dei muscoli. Chi ha l'intelligenza sviluppata ed è abituato a pensare, riesce meglio anche nel lavoro manuale; e chi sta in buona salute, come si sta quando si esercitano le braccia in condizioni igieniche, ha anche la mente più sveglia e più penetrante.
Del resto, poichè le due specie di lavoro sono necessarie, ed una di esse è più piacevole dell'altra ed è il mezzo col quale l'uomo acquista coscienza e dignità, non è giusto che una parte degli uomini sia condannata all'abbrutimento del lavoro esclusivamente manuale, per lasciare ad alcuni soltanto il privilegio della scienza e quindi del comando: per conseguenza, lo ripeto, tutti debbono fare e i lavori manuali e i lavori intellettuali.