Beppe. — Anche questa la capisco; ma tra i lavori manuali ci saranno sempre quelli pesanti e quelli leggeri, quelli belli e quelli brutti. Chi vorrà, per esempio, andare a fare il minatore, e a vuotare i cessi?

Giorgio. — Se voi sapeste, caro Beppe, quante invenzioni e quanti studii si sono fatti e si stanno facendo, voi capireste che oggi, quando l'organizzazione del lavoro non dipendesse più da coloro che non lavorano e che per conseguenza badano soltanto all'utile proprio senza curarsi del benessere dei lavoratori, tutti i mestieri manuali si potrebbero fare in modo che non avessero più nulla di ripugnante, di malsano e di troppo faticoso. Quindi si troverebbero sempre dei lavoratori che volontariamente li preferissero. E questo è oggi. Figuratevi poi quello che sarebbe quando, dovendo lavorar tutti, le premure e gli studi di tutti fossero diretti a rendere il lavoro meno pesante e più piacevole!

E quand'anche vi fossero dei mestieri che persistessero ad essere più duri di altri, si cercherebbe di compensare le differenze mediante special vantaggi; senza contare che quando si lavora tutti in comune per il comune vantaggio, nasce quello spirito di fratellanza e di condiscendenza, come in una famiglia, in modo che piuttosto che litigare per risparmiar fatica, ognuno cerca di prendere per sè le cose più faticose.

Beppe. — Tu hai ragione, ma se tutto questo non succede, come si farà?

Giorgio. — Ebbene, se malgrado tutto vi restassero dei lavori necessarii, che nessuno volesse fare per propria elezione, allora li faremmo tutti, un po' per ciascuno, lavorandovi, per esempio, un giorno nel mese, o una settimana nell'anno, o altrimenti. E se davvero è una cosa necessaria a tutti, state tranquillo, si troverà sempre il modo di farla. Non facciamo oggi i soldati per piacere degli altri e non andiamo a combattere contro gente che non conosciamo e non ci ha fatto alcun male, o contro i nostri stessi fratelli e amici? Sarà meglio, mi pare, fare i lavoranti per piacer nostro e per bene di tutti!!

Beppe. — Tu non sai che incominci a persuadermi? Però c'è qualche cosa che non m'entra ancora bene. Quell'affare di levare la roba ai signori... non so, ma... non se ne potrebbe fare a meno?

Giorgio. — E come volete fare? Fino a che sta tutto in mano ai signori, saranno essi che comanderanno e faranno il loro interesse senza curarsi di noi, come hanno fatto da che mondo è mondo. Ma poi, perchè non vi c'entra di levare la roba ai signori? Credete forse che sarebbe una cosa ingiusta, una cattiva azione?

Beppe. — No; veramente dopo quello che mi hai detto, mi pare invece che sarebbe una santa cosa, perchè levando la roba ai signori, ripiglieremmo il sangue nostro che essi ci succhiano da tanto tempo. E poi, se la leviamo a loro non è già per pigliarcela noi; è per metterla in comune e per fare star tutti bene, non è vero?

Giorgio. — Senza dubbio, anzi se voi considerate bene la cosa vedrete che gli stessi signori ci guadagnerebbero. Certamente dovrebbero smettere di comandare, di fare i prepotenti e gli oziosi. Dovrebbero lavorare, ma il lavoro, quando fosse fatto con l'ajuto delle macchine e con grande cura del benessere dei lavoratori, si ridurrebbe ad un utile e piacevole esercizio. Non vanno a caccia ora i signori? non fanno le corse, la ginnastica e tanti esercizii che dimostrano che il lavoro muscolare è una necessità ed un piacere per tutti gli uomini che sono sani e mangiano bene? Si tratta dunque di fare per la produzione quel lavoro che fanno oggi per puro divertimento. E quanti vantaggi non risentirebbero i signori stessi dal benessere generale e dalla progredita civiltà! Guardate per esempio nel nostro paese: quei pochi signori che ci sono, sono ricchi, fanno i principotti; ma intanto le strade sono brutte e sporche per loro come per noi; l'aria cattiva che esce dalle nostre case e dai pantani delle vicinanze ammorba anche loro; il colera, che viene per la miseria di genti lontane e si propaga per la miseria nostra, colpisce spesso anche loro; la nostra ignoranza fa sì che essi pure s'abbrutiscano. Come potrebbero fare colle loro ricchezze private a bonificare il paese, a far le strade ed illuminarle? Come eviterebbero le adulterazioni dei generi di consumo? Come potrebbero usufruire di tutti i progressi della scienza e dell'industria? Tutte cose che quando fossero fatte col concorso di tutti si farebbero facilissimamente. E la loro stessa vanità, come può essere soddisfatta quando la loro società si restringe in pochi?

E tutto questo, senza contare il pericolo continuo di una schioppettata che arrivi loro di dietro a una siepe, e la paura di una rivoluzione, e il pensiero di una disgrazia che li riduca alla miseria ed esponga le loro famiglie alla fame, al delitto, alla prostituzione, come vi sono esposte le nostre!