Dunque bisogna prima di tutto cambiare l'organizzazione sociale, mettere tutta la terra a coltura, organizzare la produzione e la consumazione nell'interesse di tutti, lasciar campo libero all'attuazione di tutti i progressi conseguiti e da conseguirsi, occupare tutta l'immensa parte del mondo ancora disabitata o quasi; — e quando poi, malgrado tutte le previsioni ottimiste, si vedesse che realmente la popolazione tende a diventare troppo numerosa, allora solo sarebbe il caso, per gli uomini che vivranno in quell'epoca, di pensare ad imporsi un limite nella procreazione. Ma questo limite dovrebbero imporselo tutti, senza eccezione per un piccolo numero di uomini, i quali, non contenti di vivere nella abbondanza col lavoro degli altri, vorrebbero, soli, avere il diritto illimitato di far figli. Del resto, fino a che vi saranno poveri, questi il limite nella procreazione non se lo imporranno mai, sia perchè non hanno altra gioja che quella di generare, sia perchè non possono pensare alla scarsezza assoluta dei prodotti, quando hanno sotto gli occhi una causa più immediata di miseria, cioè il padrone che si fa la parte del leone. Più uno è disgraziato, più uno è incerto del domani, e più è naturalmente imprevidente e noncurante. Solo quando tutto sarà di tutti, e tutti soffrissero egualmente se vi fosse scarsezza di alimenti, solo allora gli uomini potranno, ove sia necessario, imporsi volontariamente un limite, che nessun potere umano riuscirebbe ad imporre per forza.
Ma torniamo alla questione della divisione del prodotto tra il proprietario ed il lavoratore. Che cosa dareste a quelli che non hanno lavoro? i proprietarii, fino a che sono proprietarii, non possono essere obbligati ad impiegare la gente di cui non hanno bisogno!
Questo sistema, che è chiamato partecipazione o mezzadria, ci stava altravolta, per il lavoro dei campi, in molte parti dell'Europa meridionale, e ancora oggi ci sta in qualche parte d'Italia, come in Toscana. Ma a poco a poco è andato sparendo e sparirà anche di Toscana, perchè i proprietarii trovano più vantaggio a far lavorare a giornata. Oggi poi, colle macchine, coll'agricoltura scientifica e colla roba che viene di fuori, adottare la grande coltura coi lavoranti a salario è diventato pei proprietarii una vera necessità; e quelli che non lo faranno a tempo saranno ridotti alla miseria dalla concorrenza.
In conclusione, per non farvela più lunga, se si continua con il sistema attuale, si arriverà a questi resultati: la proprietà si concentra sempre più in mano a pochi, e il lavorante è gradatamente gettato sul lastrico dalle macchine e dai metodi accelerati di produzione. Così avremo pochi grossi signori padroni del mondo, pochi lavoranti addetti al servizio delle macchine, e poi domestici e birri per servire e difendere i signori. La massa, o morirà di fame, o vivrà di elemosina. S'incomincia a vedere fin da ora: la piccola proprietà sparisce, gli operai senza lavoro aumentano, ed i signori, per paura o per pietà di tutta questa gente che morrebbe di fame, organizzano le cucine economiche ed altre opere cosiddette di beneficenza.
Se il popolo non vorrà esser ridotto a mendicare un piatto di minestra alla porta dei signori o del municipio, come altra volta alla porta dei conventi, non ha che un mezzo: impossessarsi della terra e delle macchine, e lavorare per proprio conto.
Beppe. — Ma se il governo facesse delle buone leggi per obbligare i signori a non far soffrire la povera gente?
Giorgio. — Siamo sempre da capo. Il governo è composto dai signori, e non c'è dubbio che i signori vogliano far delle leggi contro di loro. E quando giungessero a comandare i poveri, perchè far le cose a mezzo e lasciare ai signori tanto in mano da poter poi rimetterci il piede sul collo? Perchè, voi lo capite bene, dovunque vi sono ricchi e poveri, i poveri possono schiamazzare un momento, in tempo di sommossa, ma poi sono sempre i ricchi che finiscono col comandare. Perciò, se riusciamo a essere per un momento i più forti, leviamo subito la roba ai ricchi, e così questi non avranno più mezzo di far ritornare le cose come prima.
Beppe. — Ho bell'e capito. Bisogna fare una buona repubblica. Far tutti pari, e poi chi lavora mangia e chi non lavora si gratta la pancia... Ah! mi dispiace che son vecchio. Beati voi giovanotti, che vedrete questi bei tempi.
Giorgio. — Adagio, amico. Voi per repubblica intendete rivoluzione sociale, e quindi, per chi sa comprendere il vostro pensiero, avete perfettamente ragione. Ma vi esprimete di molto male, perchè repubblica non significa niente affatto quello che intendete voi. Mettetevi in mente che la repubblica è un governo tale e quale come questo che ci sta ora, solamente invece di un re ci sta un presidente, o magari non ci sta nemmeno il presidente e fanno ogni cosa i ministri. Levato il re, il governo si chiama sempre repubblica, ci fosse pure l'inquisizione, la tortura, la schiavitù! Se poi volete la repubblica bella bella, come dicono di volerla fare in Italia, alla soppressione del re dovete aggiungere i seguenti cambiamenti: invece di due camere, ce ne sarà una sola, cioè solamente quella dei deputati, ed il voto, invece di darlo solamente quelli che hanno quattrini o sanno leggere e scrivere, lo daranno tutti.
E non c'è altro, sapete, perchè tutto il resto, come per esempio quella di non far più il soldato, di pagar poche tasse, di aver molte scuole, di proteggere i poveri, sono tutte promesse che saranno mantenute... se piacerà ai signori deputati. E in quanto a promettere, non c'è bisogno dei repubblicani, perchè anche ora, quando i candidati hanno bisogno di essere eletti, promettono mari e monti, e poi, dopo eletti, chi s'è visto s'è visto.