D'altronde son tutte chiacchiere; fino a quando ci saranno ricchi e poveri, comanderanno sempre i ricchi. Ci sia la repubblica, o la monarchia, i fatti che derivano dalla proprietà individuale saranno sempre gli stessi. La concorrenza regola tutti i rapporti economici, quindi la proprietà si concentra in poche mani, le macchine sostituiscono gli operai, e le masse saranno ridotte, come vi ho detto, a morire di fame o a vivere di elemosina.
E poi già si vede. Di repubbliche ce ne sono state e ce ne stanno tante, e mai hanno apportato un miglioramento nelle condizioni del popolo.
Beppe. — Guarda, guarda che sento! Ed io che credevo che repubblica significasse che si deve essere tutti eguali!
Giorgio. — I repubblicani dicono così, e si poggiano su questo ragionamento. In repubblica, essi dicono, i deputati, che fanno leggi, sono eletti da tutto il popolo; perciò, quando il popolo non è contento, manda deputati migliori e tutto s'accomoda: anzi, siccome i poveri sono la gran maggioranza, in fondo sono essi che comandano. Ma il vero fatto è tutt'altro. I poveri, i quali appunto perchè poveri sono anche ignoranti e superstiziosi, votano come vogliono i preti e i padroni, e voteranno sempre così, fino a che non avranno indipendenza economica, e coscienza chiara dei loro interessi.
Voi ed io, se avremo avuto la straordinaria fortuna di guadagnare qualche cosa di più e di poterci istruire un poco, potremo avere la capacità di comprendere il nostro interesse, e la forza di affrontare la vendetta dei padroni; ma la grande massa, fino a che continuerà la condizione presente, no: — ed in faccia all'urna non è come in rivoluzione, che un uomo coraggioso e intelligente vale cento uomini timidi, e trascina dietro di sè tanti che non avrebbero mai avuto da loro stessi l'energia di rivoltarsi. In faccia all'urna quel che conta è il numero, e, fino a quando vi saranno preti, padroni e governi, il numero sarà sempre pei preti, che dispensano l'inferno ed il paradiso, pei padroni che danno e tolgono il pane a chi vogliono, e pel governo che ha i gendarmi per intimidire e gl'impieghi per corrompere.
E non lo sapete? Anche oggi, in sostanza, la maggior parte degli elettori sono poveri; eppure, come fanno quando debbono votare? nominano forse dei poveri, che conoscono e vogliono difendere i loro interessi?
Beppe. — Che! questo si sa: domandano al padrone per chi debbono votare e fanno come il padrone vuole. D'altronde, se non fanno così, il padrone li manda via!
Giorgio. — Dunque lo vedete. Che cosa volete quindi sperare dal voto universale? Il popolo manderà al parlamento i signori, ed i signori sapranno fare in modo da tenere il popolo sempre ignorante e schiavo come adesso; e quando vedessero che colla repubblica non ci riescono, tengono tutto in mano per poterla fare andare presto presto a capitombolo.
Perciò non v'è che un mezzo solo: espropriare i signori e dare tutto al popolo. Quando il popolo vedrà che tutto è roba sua, e che spetta a lui oramai il sapersi accomodare per star bene, allora la roba se la saprà godere, e se la saprà anche guardare.
Beppe. — Lo credo io! Ma però i contadini non intendono la repubblica come tu dici che sia. Anzi adesso capisco che quello che noi chiamiamo repubblica è la stessa cosa che voi chiamate socialismo. Ma non si potrebbe tirare innanzi col nome di repubblica? Che c'importa dei nomi! l'essenziale è che si facciano le cose come vanno fatte.