Voi supponete, a quel che sembra, che il governo sia composto dei più intelligenti e dei più capaci, e ciò non è punto vero, perchè in generale i governi sono composti, direttamente o per delegazione, da coloro che hanno più quattrini. Ma anche che fosse, forse che la gente intelligente diventa tale perchè va al governo? Quelli che hanno maggiori capacità, se lasciati in mezzo al popolo, le eserciteranno a vantaggio del popolo e sotto il suo controllo; se messi invece al governo, non sentendo più i bisogni del popolo, trascinati ad occuparsi più degl'interessi creati dalla politica, cioè dal desiderio di reggersi al potere, che dei bisogni reali della società; corrotti dalla mancanza di emulazione e di controllo; distratti spesso dal ramo di attività in cui avevano una competenza reale per dettar leggi sopra cose di cui prima non avevano nemmeno inteso parlare, finiranno, anche i più intelligenti ed i migliori, col credersi di natura superiore, col costituirsi in casta e coll'occuparsi del popolo solo quanto basta per sfruttarlo e tenerlo a freno.
Sarebbe dunque meglio e più sicuro che noi provvedessimo da noi stessi ai nostri interessi; cominciando dalle cose del nostro comune e del nostro mestiere, che noi conosciamo di più, e poi mettendoci di mano in mano d'accordo con tutti gli altri mestieri e paesi, non solo d'Italia ma di tutto il mondo, perchè gli uomini sono tutti fratelli, ed hanno interesse a volersi bene ed ajutarsi tutti. Non ti pare?
Beppe. — Eppure mi persuade. Ma, e i malviventi, i ladri, i prepotenti? come si farà?
Giorgio. — Prima di tutto quando non vi sarà più miseria e ignoranza tutti questi malviventi non vi saranno più. Ma poi, ancorchè ve ne fosse qualcuno, vi è bisogno per questo di tenere un governo ed una polizia? Non saremmo buoni da noi a mettere a dovere chi non rispetta gli altri? Soltanto, non li strazieremmo, come si fa adesso dei rei e degli innocenti; ma li metteremo in posizione di non poter nuocere, e faremo di tutto per riportarli sulla diritta via.
Beppe. — Dunque, quando ci sarà il socialismo, tutti saranno felici e contenti, e non vi saranno più miseria, odii, gelosie, prostituzione, guerre, ingiustizie?
Giorgio. — Io non so fino a che punto di felicità potrà giungere l'umanità; ma son convinto che si starà tutti il meglio possibile, e che si cercherà sempre di migliorare e di progredire: e i miglioramenti non saranno più come oggi a vantaggio di pochi e a danno di molti, ma saranno a benefizio di tutti.
Beppe. — Magari! ma quando sarà questo? Io son vecchio, e ora che so che il mondo non andrà sempre così, mi dispiacerebbe di morire senza avere visto almeno un giorno di giustizia.
Giorgio. — Quando sarà? che ne so io. Dipende da noi: più ci daremo da fare per aprire gli occhi alla gente, e più presto si farà.
Un bel passo già si è fatto. Mentre anni or sono pochissimi predicavano il socialismo ed erano trattati da ignoranti, da matti, o da arruffoni, oggi l'idea è conosciuta da molti; ed i poveri, che prima soffrivano in pace, o si rivoltavano spinti dalla fame ma senza coscienza delle cause e dei rimedii dei loro mali, e si facevano ammazzare o si ammazzavano tra di loro per conto dei signori, oggi in tutto il mondo si agitano, s'intendono tra di loro, si rivoltano con l'idea di sbarazzarsi dei padroni e dei governi, e non contano più che sulle proprie forze, avendo finalmente incominciato a capire che tutti i partiti, in cui si dividono i signori, sono tutti egualmente loro nemici.
Attiviamo la propaganda, ora che il momento è buono; stringiamoci tra di noi, che abbiamo capito la questione; soffiamo nel fuoco che cova in mezzo alle masse; profittiamo di tutti i malcontenti, di tutti i movimenti, di tutte le rivolte; diamo un colpo vigoroso, non abbiamo paura, e presto presto la baracca borghese andrà all'aria ed il regno della libertà e del benessere sarà incominciato.